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Recensioni

Focus: Sing Along (parte seconda)

Annalisa Nicastro

Le scelte fortunate di alcuni rapper che si son stufati di rappare

Chiamatelo evoluzionismo: godetevelo oppure indignatevi e battetevi il pezzo per il dolente cambiamento, eppure sempre più artisti stanno virando verso bruschi cambiamenti estetici, approcciando un flow più melodico e cantato rispetto al convenzionale flusso ritmato di rime. I puristi gridano allo scandalo, parlano di “annacquamento tecnico”, senza capire che ciò era più che prevedibile. Con o senza vocoder ed autotune, l’hip-hop è man mano divenuto sempre più simile al pop, probabilmente spodestandolo del tutto in questi ultimi anni. Ecco alcuni esempi per dimostrarlo.

La prima parte la trovate qui
Sing Along, seconda parte

Chief Keef, Finally Rich (2012)


Dopo aver sconvolto l’America con le sue odi all’emorragia omicida che sta annichilendo Chicago, Chief Keef è passato, a 16 anni, dagli arresti domiciliari al firmare con la Interscope. Finally Rich, probabilmente tra gli album “meglio suonanti” del 2012, lo ha visto passare ad uno stile più melodico, spesso aiutato dall’autotune, che ne ha evidenziato la naturale capacità di tirar fuori incisi-killer praticamente dal nulla. Autentico album rivelazione, può non piacere, ma se vi piace sarà quasi impossibile liberarsene.
“Hate Bein’ Sober” (Feat. 50 Cent & Wiz Khalifa)

Lil Durk, Life Ain’t No Joke (2013)


Ma Chicago non ha solo Keef: tra tutti i suoi giovanissimi emergenti, Lil Durk, neo acquisto della Def Jam, si è mostrato incline allo sperimentare un genere a metà tra pop e street rap. Life Ain’t No Joke, mixtape che precede la sua prima uscita sotto major Signed To The Streets, sposa in toto la causa dell’autotune e del cantato, talvolta alternato, talvolta totalmente sostituito, al rap. Il risultato è un’interessante sequela di pezzi dalle sonorità dure ma orecchiabili, che ben fanno sperare per i suoi prossimi progetti.
“Right Here”

Ca$h Out, It’s My Time (2012)


Spesso è stato etichettato come la brutta copia di Future, eppure Ca$h Out condivide con il più noto collega la sola residenza ad Atlanta. Letteralmente esploso dal nulla con la hit “Cashin’ Out”, Ca$h Out è in realtà meno avvezzo all’affidarsi alla tecnologia, sposando una melodicità naturale, al costo di ridurre il proprio appeal con qualche imperfezione non corretta. It’s My Time è il lavoro che l’ha proiettato nel mainstream, uno sforzo leggero e godibile in attesa del suo album di debutto con la Epic, Patience, previsto per la fine del 2013.
“Cashin’ Out”

Patrizio Corda
Segue nel prossimo numero!

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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