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Recensioni

Final Step – Live At Estival Jazz

Fortunato Mannino

Uno spirito volto ad evolvere e ad esplorare nuove vie musicali, senza arroccarsi in un mero manierismo

La proposta musicale di oggi, mi consente di aprire una finestra su un panorama musicale di cui non mi capita spesso di scrivere. Nonostante i prestigiosi festival e la bravura dei musicisti, del jazz elvetico se ne sa sempre poco o, almeno, questa è la mia sensazione.
Uno dei festival storici più famosi è quello dell’
Estival Jazz, che dal 1979 anima di grandi eventi le estati delle città di Mendrisio e Lugano (Canton Ticino). Un festival che nasce jazz ma che, col tempo, si è aperto ad altri generi e ha acquisito, anno dopo anno, fama internazionale. Tra i nomi storici che hanno calcato questi palchi: Paco De Lucia, Keith Jarrett, B.B. King, Chick Corea, Yes. Sono solo alcuni nomi e li cito, soprattutto, per far comprendere appieno l’importanza e il prestigio di questo evento e per ribadire che questi palchi non si calcano per caso.
La
fotografia sonora di uno dei momenti più intensi dell’edizione 2016 del festival ci viene dai Final Step, che hanno registrato e pubblicato la performance del 2 luglio a Mendrisio.
Il gruppo ticinese nasce e ruota attorno alla creatività e all’estro di
Matteo Finali, chitarrista e fondatore del gruppo. Prima di scrivere questa recensione, ho ascoltato i loro precedenti album e devo dire che, dal 2010 al Live At Estival Jazz uscito nel 2017, tante cose sono cambiate.
Al di là della
line-up con le sue fuoriuscite e i suoi ampliamenti, mi è piaciuto molto lo spirito che anima il gruppo. Uno spirito volto ad evolvere e ad esplorare nuove vie musicali, senza arroccarsi in un mero manierismo.
Un jazz-rock carico di sfumature e suggestioni che rimandano, quasi naturalmente, ad altri generi e nel
confondersi danno vita a qualcosa di nuovo. E la dimensione live non fa che esaltare l’aspetto tecnico e cogliere l’energia creativa del gruppo. Difficile dire quale canzone mi è piaciuta di più, ma, se volete farvi un’idea prima dell’acquisto, io vi consiglio di ascoltare Sultans, che apre l’album, e Uncle Joe’s Space Mills, che lo chiude. Gli estremi vi consentiranno, in qualche modo, di intuire la varietà di un album veramente molto interessante.

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