Cookie Policy

Sound&Vision

Festival Celtico Triskell

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

E’ un estivo freddo giorno di Bora a Trieste. Il vento è sottile, sinuoso e invadente sul palco del Festival Celtico Triskell, organizzato dall’Associazione Culturale Uther Pendragon. Inizia così la nostra avventura tra le band di questa serie di eventi a tema gaelico.
Venerdì 22. Il primo gruppo è austriaco, gli Spinning Wheel. Ci propone un folk irlandese rilassato, intimo. La voce femminile seduce dolcemente l’anima, si insinua nelle membra e ci porta nelle brughiere delle Highlands, tra saghe e leggende. Gli strumenti musicali sono antichi, a corda e a fiato, il profumo del loro suono è turbato dal vento deciso, che sembra quasi stizzito. Alla fine tuttavia la musica vince la battaglia; il pubblico vibra seguendo il liuto, le chitarre e il flauto. E’ un perfetto stillicidio di poesia melodica.

Poco più tardi lo scenario cambia. Totalmente.
E’ il momento del gozzovigliare celtico-norreno. E’ il momento dei Rota Temporis.
La formazione è impressionante: sono tanti, tutti musicisti estremamente tecnici; sembrano nati per dominare il palco. Letteralmente. Sono vestiti in abiti tradizionali, guerrieri, quasi vichinghi. I ritmi sono serrati, i tamburi sembrano pugnali di tuono, le cornamuse gracchiano aggressive, la voce sembra un grido di battaglia. La folla è in delirio: iniziano i balli, i brindisi coi corni pieni di Sidro; le gole esplodono in canti ormai dimenticati, le mani sono tese come archi gallesi nella battaglia di Agincourt!
A questo punto, dopo qualche canzone, ci si ritrova in qualche accampamento scozzese, oppure in qualche taverna solitaria irlandese, mentre si salta, si beve e si balla tutti insieme. Il vento quasi si placa, sconfitto. La band ispira la folla con musica e parole, il continuum cronotopico sembra mutare e plasmare la realtà, trasfigurandoci in secoli perduti. La musica dei Rota Temporis infatti, è più di una ruota. E’ un cavallo guerriero che galoppa, carica e sfonda le barriere del tempo.

Domenica 24, sempre al Triskell. E’ una mite sera estiva, stavolta. L’attenzione della folla, sparsa tra gli stande del Festival, viene pian piano catturata dal campo gravito-musicale dei Boira Fusca, band dell’Alto Canavese. Nonostante l’iniziale apparente compostezza dovuta ad un inizio lento e melodico, la band scatena il pubblico con il suo violino veloce e palpitante; con la cornamusa decisa, scalpitante.
Lo stile infatti piace molto: si alternano brani introspettivi e sagaci con rapidi jigs e reels che infiammano le membra di allegria.
E’ la musica della festa; e non esiste festa senza musica.

Venerdì 29.
E’ una cosa strana da raccontare. Pirati! Ad un festival celtico.
Può sembrare bizzarro. Però, che divertimento!
I Pyrates! vengono dall’Olanda, stato che ha certamente contribuito a tenere alto l’onore dei bucanieri caraibici; quindi a buon diritto la band rivendica gli antichi diritti da schiumatori dei mari.
La formazione è semplice: voce, basso, batteria, chitarra e violino. La musica è tradizionale: si rifà al folklore irlandese. Il groove è pazzesco, i musicisti sono possenti e abilissimi. La gioia e l’idillio sono a pieno regime: gli spettatori ballano, bevono e aizzano la band a cantare con maggior foga. Lo spettacolo è meraviglioso, perfetta armonia, passione e complicità tra artisti e pubblico.
Del resto, chi va per mare sa bene la differenza tra ciurma ed equipaggio. A noi piace essere considerati membri della ciurma!

Articolo di Giovanni Aiello
Fotografie Giovanni Aiello, Andrea Agati

 

About the author

Giovanni Aiello

Giovanni Aiello

error: Sorry!! This Content is Protected !!