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Interviste

Felice Del Gaudio, Intervista

Fortunato Mannino

Vi invito ad un diverso e più approfondito ascolto del contrabbasso, sono sicuro che vi affascinerà la sua voce così particolare e profonda.

Questi giorni, particolarmente freddi, di fine febbraio sono stati dedicati all’ascolto di Desert, ultimo album di Felice Del Gaudio. Un album complesso e affascinante che non vuol essere solo una mera retrospettiva di quella che è la produzione passata del musicista ma anche, e soprattutto, mira a dare una nuova veste sonora ad alcuni dei suoi brani più rappresentativi. L’album esplora le mille potenzialità e sonorità del contrabbasso esaltando, nel contempo, la bravura di un musicista dal curriculum invidiabile. Ricordo, brevemente, che le sue collaborazioni con artisti del calibro di Paul Wertico, ex batterista del Pat Metheny Group, il compianto Henghel Gualdi, uno dei clarinettisti jazz più famosi e rappresentativi del nostro panorama musicale e Lucio Dalla, che non ha bisogno di presentazioni ma… sono solo alcune delle tante. Al suo attivo, anche diversi album e innumerevoli festival che lo hanno portato a calcare i palchi più prestigiosi di mezzo mondo.
Oggi grazie a Lucilla Corioni e LC Comunicazioni lo incontriamo e cercheremo di addentrarci meglio nelle sonorità di Desert.

Innanzitutto un grazie per la tua disponibilità e un benvenuto su SOund36.
F: Grazie a voi tutti per l’invito, è un piacere.

La scelta che porta alla copertina dell’album, da sempre, mi affascina molto e la ritengo tutt’altro che secondaria. Se dovessi azzardare un’interpretazione, vedrei la Musica come ultima speranza in un mondo sempre più indifferente a tutto. Raccontaci come è nata la scelta di questa foto e, soprattutto, perché intitolare un album, così ricco di spunti e raffinato, Desert.
Provenendo dal sud a da una regione bellissima che è la Lucania mi sono ispirato a dei paesaggi suggestivi che sono stati ripresi nel video clip relativo. Mentre giravamo il clip il fotografo Enzo Lardo ha fatto molti scatti sul paesaggio circostante e così ho scelto una sua foto in copertina che rappresentasse questa esperienza e suggestione. Ho pensato al deserto come metafora, un luogo legato alla solitudine fatto di spazi aperti ma anche pieno di vita, come il tema narrante del video clip omonimo Desert. Ed è proprio in questi momenti di solitudine che si riesce a riflettere e cercare nuove motivazioni e stimoli, almeno è quello che mi succede spesso.

Desert è un album in cui rivisiti tuoi vecchi brani. Da dove nasce questa esigenza e quale luce nuova hai voluto dare?
Ogni traccia ha un suo senso e significato profondo, vuole esprimere un mio sentimento da condividere con l’ascoltatore. Sono tutte mie creature e sono affezionato a tutti i brani, non ce n’è uno in particolare. Sono frutto di prove, scelte e sperimentazioni. Questo lavoro nasce dalla forte esigenza di dare una seconda vita ad alcuni brani già pubblicati in precedenti miei lavori. Ho voluto dare ad essi nuova linfa vitale. Il cd Desert contiene 10 tracce dedicate al contrabbasso, di cui 9 tratte dai miei lavori discografici: Asylum, Home, La Via Lattea.

Wadi Rum è un pezzo nuovo pensato per quest’album o è un inedito che ha trovato in Desert la sua naturale dimensione?
È un brano nuovo pensato per concludere l’album composto ad hoc. In questa composizione mi sono avvalso della collaborazione di Alfredo Laviano alle percussioni e mio figlio Antonio alla chitarra.

Immagina di suggerire Desert a chi non lo ha ascoltato. Come lo presenteresti e quale approccio suggeriresti?
Ognuno di noi attraversa nel ciclo della vita dei periodi aridi, secchi, di solitudine soprattutto in questi tempi bui dove il deserto rappresenta per migliaia di persone uno scoglio vero da superare. Per me rappresenta una metafora della vita. Per l’ascolto sicuramente suggerisco un po’ di solitudine e trovare uno spazio meditativo, intimo.

Hai suonato con artisti di grandissimo spessore, ti chiedo di condividere con noi un tuo ricordo personale di Henghel Gualdi.
Ad Hengel mi lega un affetto e una stima infinita perché’ ho suonato con lui per 10 anni circa ed ho fatto tante esperienze importanti sia sul palco che fuori, mi ha dato molti consigli sia da musicista che da uomo. Uno dei tanti ricordi a cui sono legato è quando ho deciso di rilevare le copie rimaste del suo libro autobiografico “Poteva andare meglio” destinate al macero e lui, grato che non andassero distrutte, me le ha pure autografate.

Quali sono i tuoi progetti per il 2018?
F: Sono tanti e diversi. Ho appena registrato un bellissimo ed intenso lavoro discografico con Daniele di Bonaventura e Band’union, sui canti di libertà, della resistenza e delle rivoluzioni nel mondo, a cui seguirà la partecipazione ad un festival jazz in Germania e ad Umbria Jazz 2018.

Le mie domande finiscono qui e ti ringrazio, ancora una volta, per la tua disponibilità. Lascio a te il compito di salutare il pubblico di SOund36, aggiungendo a questa intervista una tua riflessione o la risposta alla domanda che non ti ho fatto e a cui avresti voluto rispondere.
Saluto tutti voi lettori, ascoltatori e pubblico di SOund36 invitandovi ad un diverso e più approfondito ascolto del contrabbasso, strumento fondamentale ma che raramente emerge come strumento solista. Sono sicuro che vi affascinerà la sua voce così particolare e profonda.
Grazie a voi e buona vita.
Felice

 

https://www.youtube.com/watch?v=7hj240FyJC4

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