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Sound&Vision

Fanfara Station @ Cantine dell’Averno

Mario Catuogno
Scritto da Mario Catuogno

Fanfara Station : la musica che diventa “INCONTRO” fra culture

Il 7 maggio, nella vigna delle Cantine dell’Averno a ridosso del Lago D’Averno, in una giornata splendida di sole, di incontro fra culture diverse, in un’atmosfera di amicizia e di “famiglia” si è svolto il concerto di presentazione del nuovo disco dei Fanfara Station.
I Fanfara Station sono Marzouk Mejri e Charles Ferris.
Nato in una famiglia di musicisti, Marzouk Mejri, cantante e polistrumentista, è cresciuto ascoltando la fanfara di suo padre a Tebourba, a trenta chilometri da Tunisi. Attento studioso delle tradizioni popolari, si perfeziona nel canto e nello studio degli strumenti a fiato (nay e zoukra), mentre continua la sua ricerca nel campo delle percussioni (bendir, tar e tabla tunisina), ma è la darbouka lo strumento con il quale raggiunge livelli virtuosistici assoluti. Da 20 anni vive a Napoli, dove ha collaborato con numerosi noti musicisti tra cui Daniele Sepe, James Senese, Peppe Barra, 99 Posse, Eduardo De Crescendo, Enzo Avitabile, Modena City Ramblers, Nuova Compagnia di Canto Popolare, e tanti altri.
Charles Ferris, trombettista americano, unisce la passione per l’improvvisazione a quella per i ritmi popolare del mondo. Tromba e trombone. Californiano di San Francisco, trombettista ed etnomusicologo, arriva a Napoli come borsista Fulbright con una ricerca sulle tradizioni e i canti della Campania. Qui suona con diverse formazioni e collabora come compositore, musicista-attore ai The Enthusiastics, la compagnia di Annalisa D’Amato. Dopo dodici anni di studi di musica classica, si è dedicato all’improvvisazione studiando con John D’Earth, Myra Melford, Steve Coleman, Henry Threadgill, Gabriele Mirabassi, e Erhan Veliov. Da quando ha iniziato a suonare trent’anni fa, ha attraversato quasi ogni genere musicale. Ha ‘militato’ nelle formazioni di improvvisazione sperimentale di Otomo Yoshide, Lisa Mezzacappa, Aaron Novik, e del collettivo napoletano di musica improvvisata Crossroads Improring. In Italia dal 2006, collabora con i progetti originali rock dei Sineterra (Agualoca Records), di Joseph Martone and the Travelling Souls e della sperimentalista Barbara de Dominicis. Fa parte dei Marzouk Mejri Ensamble, La Mescla, Ajar, Evan e The Black Session di Ghiaccioli e Branzini.
Il loro primo album racconta, con la musica folk blues unita ad un contesto nordafricano, la storia migrante del Mediterraneo che ha sempre unito il Medioriente al Maghreb e al sud dell’Europa. I testi vengono dalla poesia classica araba, da quella moderna anti-colonialista e dalla penna del musicista magrebino. Parlano d’amore, di nostalgia e di allegria, del godere di un bicchiere di vino, del migrare. L’atmosfera festosa di danza che caratterizza il concerto di Fanfara Station viene amplificata dalla presenza di Ghiaccioli e Branzini DJ e produttore torinese di musica elettronica.
Prima del concerto, la vigna diventa scenario di festa con i bambini che corrono e si divertono nel verde, intere famiglie e amici degli artisti seduti nel verde a chiacchierare e godere di una gustosa apericena con l’associazione Frammenti che ha aiutato gli artisti a creare un ambiente Family Friendly nel verde.
Il concerto presenta i brani del nuovo disco che parla dell’ingegno multiforme dell’uomo che migra e che porta con sé origini, emozioni, espedienti.
Talila è un canto di festa e di buon augurio. Un canto di evocazione alla vita ispirato dalla musica popolare tunisina. Rahil parla di una delle tante difficoltà dei migranti, persone che hanno avuto il coraggio di lasciare la loro terra di origine e che poi restano bloccate in una unica città, in unico quartiere, in uno spazio piccolo ed emarginato. E si arrendono. E il cambiamento che le ha portate a partire, finisce che non lo cercano più. Mariage è un canto d’amore felice e sognante, pure nella consapevolezza che amare è anche sacrificare e dedicare tempo e impegno all’altro. Sus è una parola che viene dalla lingua napoletana: ‘susete’, che significa alzati, alzati e incontrami, sono qui per te. L’amore, la comprensione, il desiderio e la passione devono essere reciproci. Cecere si ispira a Cicerenella, un canto popolare napoletano, e racconta la storia di una ragazza un po’ inquieta, un po’ capricciosa, che attraverso l’esperienza complessa dell’amare, trova alla fine serenità e appagamento.
Il concerto si conclude tra gli applausi del pubblico e i successi di sempre del duo, nella vigna illuminata dalle piccole luci improvvisate e disposte nei filari, aspettando la mezzanotte con un bicchiere di vino per augurare al nuovo disco tutto il successo che merita.

Articolo di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (Spectra Foto)


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Miope da sempre, la messa a fuoco manuale non è stata mai facile per me. Mi venivano bene solo i panorami. Ringrazio la tecnologia per la MAF automatica e altre diavolerie, mai soddisfatto delle mie foto

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