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Sound&Vision

Fabrizio Moro @ Sferisterio di Macerata

Stefano Ciccarelli

Tutto il pubblico in piedi e sotto il palco per Moro, in una scena che è avvenuta poche volte in questo secolare e bellissimo teatro.

Location inconsueta per il rocker romano Fabrizio Moro, nato musicalmente nei club della Capitale e nelle piazze più calde italiane fino ad arrivare meritatamente a calcare il palco prestigioso dello Stadio Olimpico di Roma.Questa volta invece si è trovato nel tempio della lirica e della musica classica, il mitico Sferisterio di Macerata.
Questa arena è talmente bela e carica di storia che farebbe tremare le gambe a chiunque anche a chi è abituato a fare a pugni con la vita, come il buon Fabrizio ed effettivamente l’inizio del concerto è stato più freddo del solito e ci è voluto un po’ di tempo e di note per ingranare e far vibrare le sedie che hanno ospitato pubblico di appassionati da quasi due secoli di storia.
La scaletta ha ricalcato quella che sta portando in tour da due mesi con successo in ogni angolo d’Italia grazie anche alla popolarità data dalla vittoria del Festival di Sanremo insieme ad Ermal Meta, riproponendo i successi nuovi e vecchi di una carriera iniziata presto ma ancora in ascesa.
Quindi dopo un approccio insolitamente timido, il cantautore romano ha accelerato sulle corde del suo rock arrabbiato ed impegnato intramezzato dalle ballate che ha portato al successo e che ha donato ad altri artisti come autore.
Al grido del detto romano «Alla faccia di chi ce vò male» ha aperto una birra e l’ha bevuta in memoria della povera Pamela Mastropietro, la ragazza di Macerata uccisa ed oltraggiata in circostanze ancora oscure ed indefinite. E’ stata proprio la madre della ragazza a ricordare in questi giorni quanto la figlia fosse legata a Fabrizio ed a chiedergli di dedicarle il concerto.
Altri momenti toccanti e di grande impegno civile si sono succeduti durante l’esecuzione di “Fermi con le mani” che racconta la vicenda triste ed inquietante di Stefano Cucchi “un ragazzo ucciso dallo Stato” e nell’ormai classica “Pensa” che ha assunto un significato ancora maggiore in questi giorni dopo la scomparsa della sorella del giudice Borsellino, Rita.
Il concerto si chiude con “Pace” altra canzone manifesto e con il pubblico finalmente in piedi e sotto il palco in una scena che è avvenuta poche volte in questo secolare e bellissimo teatro.

Articolo e Fotografie di Stefano Ciccarelli

 

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