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FABRIZIO DE ANDRÈ&PFM

Annalisa Nicastro

Si racconta che in quell’estate del 1978 a Nuoro ad ascoltare il concerto della PFM ci fosse proprio lui, Fabrizio De Andrè, il più grande cantautore italiano. Quando li vide lì sul palco a macinare quelle strane (per Italia di quei tempi naturalmente) sonorità rock-progressiv molto lontane dalla sua vena musicale e li rivide poi abbracciarsi tutti in camerino gli scattò qualcosa. Il desiderio quasi sconosciuto di volersi trovare in un gruppo, di potersi confrontare e condividere umori, idee, musica, risate e finalmente evasione. Quelle sensazioni ormai sopite che lo avevano legato tanti anni prima ai suoi amici genovesi si risvegliarono. Fu allora che probabilmente Coda di Lupo si disse di aver ritrovato i suoi guerrieri con i quali intraprendere una nuova avventura, che era anche una scommessa con se stesso. E quest’incontro assume un carattere ancora più speciale e in qualche modo fatale se pensiamo che De Andrè in quel periodo si trovava in una crisi di ispirazione, in cui metteva in discussione se stesso e il suo ruolo di cantautore. In quel periodo si chiedeva veramente se non sarebbe stato meglio abbandonare per sempre la musica e dedicarsi al mestiere di allevatore. Si era appena trasferito con la famiglia nella tenuta in Sardegna. C’era Dori Ghezzi, sua nuova compagna, c’era la loro figlia Luvi che aveva quasi un anno, suo figlio Cristiano, la casa da ristrutturare, gli amici contadini, le stalle, gli animali e quel territorio che lo riconciliava col mondo. Tutto bellissimo, certo. Per lui sarebbe stato un nuovo inizio ma ci avrebbe privati tutti di un grande Poeta che tanto aveva ancora da dire, e per molti anni ancora.
De Andrè disse che “L’idea di un tour con un gruppo rock sulle prime mi spaventò[…]La nostra tournee è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire ed eseguire le canzoni[…]”. Proprio questa differenza enorme tra il Poeta e un’accolita di ottimi musicisti che avevano appena riscosso un successo internazionale, fece di quel tour un esempio irripetibile di suonare musica dal vivo. Fu così che a cavallo fra il 1978 e il 1979 attraversarono l’Italia intera e riscossero un successo quasi insperato.
Il bellissimo diario di bordo di quel tour oggi è finalmente un libro: Fabrizio De Andrè & PFM. Evaporati in una nuvola rock edito da Chiarelettere, a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio. Per la prima volta è possibile leggere e soprattutto vedere quell’incontro fenomenale che ha cambiato per sempre il modo di fare musica in Italia. Il racconto attraverso le immagini (molte inedite) del fotografo Harari di un’avventura fuori dalle logiche del profitto, dalle scelte dei media e dai pregiudizi del pubblico. Il viaggio di una tribù, con Coda Di Lupo-De Andrè a condurre i suoi guerrieri tra forti tensioni sociali e contestazioni (come avvenuto ai concerti di Roma e Napoli). E’ proprio la macchina fotografica istintiva, senza filtri e mediazioni di alcun genere, a rivelarci un De Andrè come non lo abbiamo mai visto e immaginato, proiettando il lettore mentre scorre le innumerevoli fotografie (finalmente proposte attraverso un formato più che degno) che compongono questo libro in un rapporto intimo e immediato di grande impatto emotivo, coinvolgendolo totalmente in una fruizione che diventa intima e privata. Come racconta lo stesso Harari “Fabrizio De Andre’ non aveva un debole per la macchina fotografica ma in fondo gli piaceva lasciarsi guardare. Senza mediazioni. Non conosceva imbarazzo: essendo dotato di forte autoironia, amava provocare e spiazzare il fotografo.”
Evaporati in una nuvola rock è anche il resoconto di un’esperienza umana prima che artistica. Parlare, ridere, bisticciare. E poi scherzare come bambini alla prima esperienza di vita esaltante, o come adolescenti coinvolti in un gioco ribelle ben riuscito. Passando dall’iniziale diffidenza reciproca ad uno stato di empatia elettiva. Riemergono, salendo a galla della storia, tutte le vicende più celate: le insicurezze degli esordi, le timidezze di fronte al palco, gli scherzi di cattivo gusto tirati da spettatori troppo critici, le proteste degli autonomi, le accuse vomitate sul borghese De Andrè, reo di aver cantato poco tempo prima alla Bussola ed imbastardito le sonorità della Pfm, le passioni, gli eccessi, i vizi e i peccatucci dei componenti della combriccola.
E poi scoprire con dolore quanto De Andrè si sentisse perso senza avere vicino quello che lui chiamava “carburante”: una buona bottiglia di Glen Grant. E’ un’immagine malinconica che ci mostra senza veli il Poeta e la sua dipendenza dall’alcol, da cui evidentemente prendeva quella forza per affrontare il pubblico.
A sostenere le bellissime foto di Harari, oltre alla testimonianza diretta di Franz Di Cioccio, batterista della PFM che ricostruisce tappa per tappa questo tour di cui fu anche l’ideatore, si uniscono un nutrito coro di testimonianze rilasciate dai protagonisti di allora (tra cui Franco Mussida, Flavio Premoli, Roberto Colombo, Dori Ghezzi e Cristiano De Andrè) e da alcuni amici artisti (tra cui Angelo Branduardi, David Riondino, Vasco Rossi e Claudio Baglioni).

Gianluca Nicastro (14.3.09)

Fabrizio De Andrè&PFM
Evaporati in una nuvola rock
a cura di G. Harari e F. Di Cioccio
Ed. Chiarelettere
pp. 240, €37,00

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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