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Sound&Vision

Fabri Fibra @ Arena Alpe Adria

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

Fibra non è il banale rapper che parla di interessanti frivolezze, esplora con l’ironia la secchezza della società moderna

Passeggiamo per le strade di Lignano Sabbiadoro, amena cittadina balneare friulana. L’aria è umida e si percepisce la frenesia del sabato sera. Le strade sono fiumi di volti e le spiagge nidi di bagnanti. Camminando ancora arriviamo all’Arena Alpe Adria. Entriamo.
Organizzato da Azalea, sta per iniziare il concerto di Fabri Fibra il 28 luglio 2018. Gli spettatori sono tanti, di tutte le età, ed è una cosa che fa sempre piacere, poiché è specchio della personalità artistica di chi si ascolta. Infatti ci troviamo di fronte ad un musicista che ha costruito un pezzo di storia nel rap. Decenni di esperienza, testi sibillini e veloci rime ritmate.
Fin da subito si capisce che Fibra non è il banale rapper che parla di interessanti frivolezze. E’ un artista che ama il contatto dei suoi fan e si rispecchia dentro di loro, adora l’analisi di ciò che una persona vive; non di ciò che vorrebbe o è costretto a subire. Il ritmo è un ausilio alla comunicazione, la melodia è la pausa caffè di ciò che ci spaventa, l’arguzia del testo una violenta requisitoria verso le personali ipocrisie.
Fibra è un artista senza cesellature o comune grezzume, che esplora con l’ironia la secchezza della società moderna; senza renderla nemica o ripudiarla, bensì alla ricerca di una consapevole realpolitik. La sua musica non è illusa, disinteressata; giunge ai due emisferi cerebrali con due differenti fini: l’esaltazione irrazionale della gioia armonica e la cruda logica di un mondo che rende difficile la vita a tutti noi.
Non a caso è stata scelta la contrapposizione tra titolo del tour, scenografia e testi. “Le Vacanze” rappresenta proprio il consumo, il viaggiare – senza motivazioni – e il bisogno di qualcosa; il bisogno di appartenenza.
Dunque ci rispecchiamo perfettamente nelle parole di una famosa canzone di Fabri Fibra: “non c’è stata mai la strada da seguire in qualche modo, che sfiga, che sfiga.”

Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello

 

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