Cookie Policy

Interviste Recensioni

Endless Tapes – Brilliant Waves Anteprima Esclusiva per SOund36

Fortunato Mannino

Vi presentiamo in anteprima esclusiva solo per il pulmino di SOund36 lo streaming integrale di Brilliant Waves, il nuovo album degli Endless Tape in uscita il 4 gennaio 2016.

SOund36 è felice ed onorato di ricevere questo regalo e di condividerlo con tutti i suoi lettori. Vi presentiamo in anteprima esclusiva solo per il pulmino di SOund36 lo streaming integrale di Brilliant Waves, il nuovo album degli Endless Tapes in uscita il 4 gennaio 2016.
Gli Endless tape sono un duo formato da Colin Edwin (bassista dei Porcupine Tree) e  da Alessandro Pedretti (polistrumentista conosciuto in italia come batterista per I GIURADEI). Nel corso di un anno e mezzo  i due si sono scambiati materiale musicale da lavorare, impreziosire e assemblare a distanza, sull’asse Londra/Brescia. Ne è venuto fuori Brilliant Waves, un disco prezioso,  un disco che, almeno per la prima volta, chiede di essere ascoltato in completo silenzio.
Vi lasciamo alla loro musica e alla bella intervista di Fortunato Mannino ad Alessandro Pedretti e Colin Edwin realizzata in occasione dell’anteprima esclusiva dello streaming di Brilliant waves su SOund36.
Un ringraziamento particolare va agli Endless Tapes e a tutto il team di Sfera Cubica.

Ciao Alessandro e Colin, bentornati su SOund36. Dopo l’omonimo EP d’esordio che abbiamo presentato sulle nostre pagine arriva, finalmente, Brilliant Waves. La prima domanda che voglio rivolgerti riguarda le atmosfere dell’album. La mia sensazione è che siano più notturne rispetto alle precedenti registrazioni. È la mia sensazione di ascoltatore o è questa una delle chiavi di lettura di Brilliant Waves?A. Pedretti: Ciao! E’ una delle chiavi di lettura. Brilliant waves, cosi come l’ep Endless Tapes, è una raccolta di musiche che lasciano molto spazio all’immaginazione, alle sensazioni.
In una musica pop, per esempio, c’è il testo che guida l’ascoltatore verso una determinata emozione. Nel nostro caso, noi non ci siamo posti il quesito.
Tutto ciò si scatena nell’incontro con l’ascoltatore e quindi avviene in una fase in cui noi lasciamo in mano a colui che ascolta il terreno sul quale viaggiare con le proprie sensazioni. Per ognuno è una sorpresa!
C. Edwin: Personalmente, sono sempre stato quello che si definisce un gufo notturno, di giorno mi sento disorientato e spesso lavoro con la musica nel profondo della notte,  per questo ho chiamato il mio spazio creativo/studio “Nightspace”.  Il fatto di essere sveglio mentre tutti gli altri stanno dormendo mi dà una sensazione di generale chiarezza, come se ci sono un minor numero di segnali ad ingombrare le onde psichiche nell’aria. Ecco perchè la concentrazione e la creatività per me sono sempre state facili di notte.
Così come la notte è il mio spazio naturale , è facile che nei miei lavori ci siano spesso atmosfere notturne.  Non c’è stata però un decisione cosciente da parte mia nel voler fare un cd notturno, abbiamo scelto le canzoni, ordinato il disco in modo da poter essere ascoltato come un insieme coerente e nell’EP è stato lo stesso, non come una playlists come tutti pensano in questi giorni.
Devo dire che ho sempre pensato che “Terminal 2” è la colonna sonora perfetta per un viaggio notturno in una città addormentata.

 Brilliant Waves nasce da un’idea su cui avete lavorato o ha preso forma da sperimentazioni /intuizioni nate sull’asse Londra / Brescia?
A. Pedretti: Brilliant waves è la rappresentazione di un continuo scambio di idee a distanza  su brani musicali nati in principio individualmente. E’ molto stimolante lavorare con Colin perchè per esempio, sui miei pezzi, senza alterare il mood, l’intenzione e in generale il mondo sonoro che volevo ricreare, lui è riuscito ad aggiungere qualcosa di inaspettato e di efficace ai brani. Spesso queste due qualità non coincidono perfettamente, tuttavia in Brilliant waves siamo riusciti a riunire questi elementi e il risultato ci ha pienamente soddisfatto.
C. Edwin: Inizialmente non conoscevo niente di Pedretti, neanche il suo background, ma il materiale musicale grezzo che mi aveva inviato mi colpì immediatamente per lavorarci su. Sentii che aveva sviluppato molto bene le idee che gli avevo inviato. Avevamo completato quasi 6 o 7 temi prima di incontrarci a Londra.
L’origine della musica di
Endless Tapes arriva veramente da una sensazione di curiosità e un fluire delle nostre idee, non abbiamo mai avuto una discussione orientata ad un obiettivo o un concetto circa la musica, e abbiamo trovato il nostro terreno comune abbastanza naturalmente. In ogni collaborazione che ho avuto, ho sempre cercato un qualcosa di più profondo artisticamente, piuttosto di un semplice rigurgitare influenze gli uni sugli altri. Penso che sia importante interagire il più possibile su un livello personale ed istintivo e cercare un metodo di lavoro che permette alla creazione di cercare la sua forma personale.
E’ un concetto astratto ma so che gli scultori  mentre intagliano una figura da un blocco possono già sentire la figura finita lì nella roccia o nel legno ancora prima di aver finito la scultura. Sento la stessa cosa con la mia musica, appena abbiamo cominciato a lavorarci su la musica ha iniziato a svelare la sua forma. Ho sentito già dall’inizio che potevamo creare qualcosa di bello insieme senza nessun piano o particolare obiettivo in testa. Mi piace l’idea della terza mente nelle collaborazioni, qualcosa di unico che esiste quando 2 (o più) persone creano insieme, ognuno suonando e dando forma ad un  qualcosa che le persone non potrebbero fare altrimenti da sole.

 Qual è, ammesso che ci sia, l’approccio giusto ad un album come Brilliant Waves che, per quanto  affascinante, ha una sua complessità?
A. Pedretti: Un ascolto attento, solitario, in cuffia o nello stereo. Una persona che acquista Brilliant waves spero abbia la volontà, almeno per la prima volta, di ascoltarlo attentamente, dall’inizio alla fine, spegnendo il telefono. Solo lui e Endless Tapes. Questo è il modo migliore per ascoltare il nostro disco. Poi potrà consigliarlo agli amici, ascoltarlo in macchina, in autostrada eccetera eccetera.
C. Edwin:  Onestamente penso che la musica  di Endless Tapes è aperta a molte interpretazioni, questa è una delle ragioni per cui abbiamo scelto il nome del gruppo. Quindi non vorrei suggerire agli ascoltatori il giusto approccio per capirlo a fondo.
Brilliant waves voleva essere un unvito, credo che la complessità dell’album sia più legata al lato emotivo della musica piuttosto che a quello tecnico, come per esempio il brano “Last days” evoca un sentimento di nostalgia ma senza riferimento a qualcosa di retrò in maniera evidente, ci sono molti momenti come questo nell’album.
E’ un album stratificato e coinvolgente, abbiamo messo molti dei nostri pensieri dentro ai suoni ma le emozioni che vengono prodotte possono anche essere contraddittorie, un invito dunque per l’ascoltatore a riflettere ulteriormente.

 Avete previsto un tour promozionale?
A. Pedretti: Sarebbe molto bello. Speriamo che grazie alla pubblicazione del nuovo disco qualche organizzatore di festival ci chiami :) Il live è gia pronto ed è stato testato due anni fa in un tour promozionale nel nord Italia. E’ andata molto bene, c’era alchimia sul palco e una grande empatia con il pubblico. Vogliamo riprendere a suonare live anche grazie al sostegno di chi ci segue, perchè, non dimentichiamolo, senza pubblico non ci si può muovere!
Nella formazione live, oltre a me e Colin ci saranno Corrado Saija e Nicola Panteghini. Tra l’altro Nicola collabora con me in altri progetti e soprattutto insieme stiamo portando avanti il fortunato progetto Sdang!, un gruppo che condivide la poetica di Endless Tapes, ovvero, raccontare storie senza parlare!
C. Edwin:  Non abbiamo ancora date concrete ma spero di ripetere presto la stessa esperienza che abbiamo avuto nel 2013 con una serie di date dove suonare dal vivo con l’aiuto di altri due musicisti. Questo tipo di musica si traspone molto bene nella dimensione del live grazie ad una ricchezza di spunti che possono essere sviluppati nel momento della musica dal vivo.

 Come mia consuetudine l’ultima domanda è un open space lasciato all’artista. A quale domanda che non ti ho fatto avresti voluto rispondere?
A. Pedretti: Cosa ne pensi del futuro della musica? Io ti rispondo che per guardare in avanti, guardo indietro e rifletto. Non c’è mai stato un momento in cui la musica si sia fermata. Oggi come oggi ci sono molti modi di fare musica, ascoltare musica e condividere musica.
Anche solo dieci anni fa era tutto diverso. Chi voleva fare nella vita il musicista tendenzialmente intraprendeva lo studio di uno strumento, ci metteva tutte le energie e sperava di entrare nell’ormai tramontato mondo del turnismo. Oppure aveva  la botta di culo di suonare in un gruppo che per qualche misteriosa ragione veniva osservato e preso sotto l’ala protettrice di qualche santo della musica e portato verso il mondo di “quelli seri”. Ora tutti possono fare tutto, ora tutto è piu facile, ma ci sono tanti musicisti molto colti e preparati che lavorano benissimo da soli ma messi in relazione con altri, non sanno da che parte girarsi. Insomma, c’è piu illusione pseudodichiarata.
Io credo che il futuro della musica sia all’insegna dello scambio, delle relazioni e delle reazioni che genera e quindi, sia un qualcosa di indefinibile. Ed è anche per quello che io amo il mio lavoro, perchè non saprò cosa sarò domani ma sicuramente,  cosi come mi è capitato di mischiare le mie idee musicali con una grandi persone umanamente, spiritualmente e musicalmente parlando (Ettore e Marco Giuradei, Nicola Panteghini, Corrado Saija, Domenico Vigliotti, Danilo diPrizio, Colin Edwin, Emanuele Agosti e tanti altri) sono certo che possano succedere tante altre cose magnifiche!!
C. Edwin: Sono sempre molto colpito dalla creatività e mi chiedo il perchè non mi facciano mai una domanda sull’argomento in modo da poterne parlare. Ho molti amici e grandi musicisti che dicono di essere “non creativi” e spesso mi chiedono come comporre e creare musica in contrapposizione a suonare gli strumenti
Credo che la creatività sia connaturata in noi e che ognuno di noi la applica in qualche modo nella vita quotidiana. Per questo motivo incoraggio sempre tutti quelli che si definiscono “non creativi” a pensare a come poterla usare senza realizzarla per forza, facendo proprio della creatività un punto di partenza, in questo caso le limitazioni che ne conseguono possono essere un buon inizio lo stesso.
Allo stesso modo mentre parliamo noi tutti molte volte improvvisiamo ma la maggior parte delle persone non pensa affatto al discorso come improvvisazione.
Trad. Intervista Annalisa Nicastro – Claudio Donatelli

About the author

Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!