La soffitta

Ejwuusl Wessahqqan

Fortunato Mannino

Una genialità creativa non solo nella concezione della musica ma nella ricerca di sonorità nuove

Le caratteristiche della musica tedesca anni ‘70 sono essenzialmente due: l’imprevedibile evoluzione di un modello / genere musicale e la non urgenza, passatemi il termine non tecnico, di bruciarlo perché il gusto è cambiato. Nei festival musicali di quegli anni era obbligatorio, pena la squalifica, per i gruppi partecipanti proporre qualcosa di nuovo che caratterizzasse in qualche modo il sound tedesco. Ecco che le migliori e più improbabili evoluzioni della Psichedelia, del Progressive, dello Space-Rock, giusto per fare delle citazioni di genere, ci vengono dalla scena tedesca.
Per chi si avvicina al rock tedesco la Garden of Delights, di cui spesso ci è capitato di scrivere sulle nostre pagine, è sicuramente la miglior fonte a cui attingere: libretti ricchi di notizie ufficiali, ovvero, redatti insieme ai membri del gruppo, rimasterizzazione da nastri originali con l’aggiunta di bonus tracks, e per gli amanti del vinile da qualche anno vengono proposte edizioni in tiratura limitata e numerata.
Personalmente seguo, ormai a prescindere, le pubblicazioni in vinile e tra le ultime uscite quella che mi ha piacevolmente sorpreso e colpito è la ristampa dell’unico disco degli Ejwuusl Wessahqqan. Una curiosità che è aumentata leggendo gli aggettivi che campeggiano sul corposo libretto che accompagna il disco: progressivo, cosmico, spirituale, sinfonico, pomposo, surreale, generativo, geniale etc etc. Tutti elementi che ritroviamo nel sound e che non permisero alla band di avere un vero e proprio contratto discografico. L’unico Lp della band che uscì nel 1975 in 300, ormai costosissime e rarissime, copie era autoprodotto.
Gli Ejwuusl Wessahqqan sono un trio originario di Monaco formatosi dalle ceneri di un precedente gruppo i Time of Waste. Nel 1971 fu Michael “Hieronymus” Winzker che unitosi alla band e ispirandosi ai racconti cupi e inquietanti del poliedrico artista statunitense Clark Ashton Smith cambiò il nome della band. Le atmosfere di quei racconti, lo spirito del grande Ray Manzarek e tanta genialità le ritroviamo nei quattro brani che componevano originariamente l’album. Una genialità creativa non solo nella concezione della musica ma nella ricerca di sonorità nuove. Un sitar, un Filouphon a sette corde, un liuto orientale, un Multivibrator e una sezione rumoristica derivante dall’uso di oggetti come lattine, bottiglie e tubi impreziosiscono un sound e spiegano al meglio gli aggettivi che leggiamo in copertina.
Quattro i brani, tutti strumentali, presenti nell’edizione originale. Tre lunghe e ipnotiche suite e un breve e gradevole brano di passaggio. Le bonus tracks presenti nelle edizioni della GoD (4 nell’edizione in CD 2 in quella in vinile) ci raccontano di due momenti diversi della band. Il primo risalente al 1976 dove la verve sperimentale è pressoché intatta tanto che conservano ancora intatto il loro fascino. Il secondo risalente al 1980 quando l’ampliamento della line-up, il diversificarsi della visione musicale e l’introduzione del cantato in qualche modo snaturano, pur essendo brani interessanti, la fisionomia della band. La parola fine al progetto però è l’improvviso e inaspettato suicidio del batterista del gruppo.

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