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Recensioni Sound&Vision

Dunk @ Latteria Molloy + Recensione di Dunk

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Dalle differenti sensibilità di quattro musicisti nasce un nuovo supergruppo assolutamente da ascoltare

L’underground italiano sta attraversando un periodo così prolifico che molti musicisti non si limitano a lavorare ad un solo progetto, non rimangono ancorati ad un’unica band ma si dedicano a collaborazioni trasversali che sfociano in “supergruppi”. I Dunk ne sono un esempio: nascono nell’aprile del 2017 alla Latteria Molloy di Brescia dove i fratelli Giuradei (tastierista e chitarrista) incontrano Luca Ferrari lo storico batterista dei Verdena e nasce subito l’idea di collaborare ad un disco. Ammiratori dei Marta sui Tubi pensano di coinvolgere il chitarrista Carmelo Pipitone che, accettando, completa la formazione.
Ecco il photoreport del concerto alla Latteria Molloy lo scorso 9 febbraio 2018, dove hanno presentato ufficialmente per la prima volta il loro omonimo debut album.
Foto di Daniele Marazzani

 
TITOLO CD Dunk
BAND Dunk
ETICHETTA Woodworm Label
ANNO PRODUZIONE 2018
GENERE MUSICALE Rock Indie Italiano

 


A settembre entrano quindi in studio e mantenendo un approccio LIVE registrano il loro primo album che risulta di conseguenza istintivo e poco “ragionato”. Queste caratteristiche rappresentano il pregio di un progetto basato su canzoni che colpiscono diritto allo stomaco per la loro schiettezza, con una batteria potente, nervosa e dinoccolata a guidare magistralmente un cantato viscerale e interludi strumentali davvero preziosi e incisivi.
Il disco comincia con un piccolo inganno: una Intro dolce che suggerisce un ascolto tranquillo e godevole, illudendo l’ascoltatore come un miraggio; subito dopo infatti la musica esonda in tutta la sua pericolosità riassunta dal “sogno di dinamite” urlato dal singer e affiancato da vigorose chitarre che simulano suoni di esplosioni; compaiono anche brani più lenti e melodici ma i momenti migliori sono senza dubbio quelli più energici e “musicati”: ne sono ottimi esempi Mila con i suoi arabeschi di chitarra e Spino ricco di divagazioni tastieristiche.
La condensa tra le personali esperienze e lo specifico gusto artistico dei quattro musicisti ha prodotto questo bellissimo disco dove i testi profondi e intelligenti di Ettore Giuradei (ispirati a Carmelo Bene e Antonin Artaud) si amalgamano perfettamente con gli arrangiamenti ruvidi quanto basta e melodici al punto giusto.

 

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