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Interviste Soundcheck

Dr. Gam – Another Family + Intervista

“Credo fermamente che nell’arte, a differenza di quello che è l’immaginario comune, il lato passionale e quello cerebrale possano convivere perfettamente, prevalendo l’uno sull’altro a seconda della situazione, alimentandosi a vicenda in un produttivo disequilibrio”

Interessante miscela di suoni esotici e black, Another Family è la prima fatica long playing di pezzi inediti del cantante, chitarrista, compositore e produttore marchigiano Andrea Gamurrini, il cui nome d’arte è Dr.Gam. Nome, quest’ultimo, che crediamo sia da annotare e da non dimenticare, tanto promettente di ulteriori sviluppi positivi ci è parsa questa raccolta di canzoni fresche, leggere, a seconda dei casi dense di suggestioni caraibiche e di atmosfere jazzy oppure di colorature pop (ascoltate le bellissime The drop and the flame, quinta traccia del disco, e Ritmo ideale), reggae (Italian Rastaman, Our Roots) disco e rock.
Testi in inglese e in italiano (Anima mia, Ritmo ideale, Lettera di mezza estate), esecuzione senza sbavature, curato nei minimi particolari, Another Family appare inequivocabilmente influenzato da sonorità internazionali, specialmente d’oltreoceano.
Intrattenimento di lusso, utilizzo moderato e intelligente dell’elettronica, ideale per le serate in discoteca a base di soul, funky e reggae oppure per le serate di divertimento estivo in piazza o anche al lido, la musica contenuta in questo CD sembra aspirare per propria naturale vocazione ad avere una caratterizzazione internazionale: Gamurrini tra l’altro, in studio ha potuto servirsi di un manipolo di amici musicisti di grande talento che racconta di avere incontrato nel suo girovagare intorno al globo.
Album quindi poliedrico, Another Family, non solo perché sperimenta generi e sonorità differenti ma anche perché pur non avendo la pretesa di essere originalissimo a tutti i costi, appare la risultante felice di un atteggiamento positivo e quanto mai aperto e consapevole nei confronti del vivere e del mondo. Ne suggerisco volentieri l’ascolto.

Intervista a Dr. Gam

Ciao Andrea, puoi presentarti ai lettori di SOund36 e raccontare il percorso che ti ha portato a incidere Another Family?
dr.gam è l’acronimo di Andrea Gamurrini, dove il cuore del nome e la testa del cognome vengono scelti come essenza della parte più istintiva e quella più razionale. Credo fermamente che nell’arte, a differenza di quello che è l’immaginario comune, il lato passionale e quello cerebrale possano convivere perfettamente, prevalendo l’uno sull’altro a seconda della situazione, alimentandosi a vicenda in un produttivo disequilibrio.
Fin da piccolo ho sempre avuto una spiccata sensibilità ed una soglia dei sensi molto bassa, specie nel visivo e nell’uditivo. Non ero un gran parlatore ed esternavo le mie sensazioni, inizialmente con il disegno e poi, quando mia mamma mi mise sul pianoforte, su di un pentagramma. Questo ha fatto sempre in modo che io raccogliessi una moltitudine di informazioni che inevitabilmente dovevo poi riversare da qualche parte… È come un bicchiere dove costantemente si versa roba che di tanto in tanto ha bisogno di essere svuotato per non traboccare.
Oltre alla composizione, l’altro innato bisogno è sempre stato il palco. Dopo tanti anni di live in Italia e all’estero e tante canzoni nel cassetto, in un mio concerto, ho incontrato Velio Gualazzi (papà di Raphael) che mi ha spinto ad avvicinarmi alla discografia raccogliendo le mie composizioni in un album. Nel mentre stavo ultimando il mio studio di produzione, realizzato con enorme fatica e sacrificio, quindi aiutato da amici musicisti di primissimo livello incontrati nel mio girovagare intorno al globo, mi misi ad arrangiare e registrare 12 brani scelti tra più di cinquanta. Dopo quattro anni ha visto la luce “Another Family”. Io ho curato personalmente tutte le fasi della produzione, dalla creazione fino al missaggio oltre che la registrazione delle voci e delle chitarre. Gli arrangiamenti e programmazione sono stati fatti a quattro mani con Miky Scarabattoli che nell’album si è anche occupato in toto delle orchestrazioni, delle parti di tastiere e piano. Poi ho avuto anche il grande piacere di avere: alla batteria Marco Rovinelli (batterista di Samuele Bersani, Max Gazzè, Massimo Ranieri), al basso Danilo Fiorucci (bassista di Michele Zarrillo) e Lino de Rosa (bassista di Andrea Bocelli e Frankie HI NRG), in parte delle chitarre Alex Magnalasche (chitarrista di Alessandra Amoroso), alle voci femminili Pamela “PACO” Conditi oltre a tanti altri. Inoltre ho avuto l’onore della partecipazione straordinaria del percussionista americano Steve Ferraris, e della cantante di Broadway Mary Setrakian.

Raccontaci delle tue preferenze e influenze musicali. Che musica ascolti? C’è un cantante o un gruppo, anche del passato, la cui musica ha avuto o ha ancora il potere di farti “accapponare la pelle”?
Io ascolto di tutto: dalla musica classica al trash metal, dai cantautori italiani alla world music, dal rock al reggae passando per il punk core fino al jazz’n’soul.
La lista degli artisti che mi hanno influenzato è lunghissima, per citarne alcuni: Bill Withers, Stevie Wonder, James Brown, Bob Marley, Lenny Kravitz, Sam Cooke, Jimmy Cliff, Prince, Led Zeppelin, Pat Metheney, Bach, Black Sabbath, George Benson, U2, Nirvana, Beatles, Mozart, Sting, Seal, Rolling Stones, Metallica, Ray Charles, Gregory Isaac, Jamiroquai, Dead Kennedys, Bruno Mars, Lucio Dalla, Jimi Hendrix, Mogol Battisti, Red Hot Chili Peppers, Elvis Presley, Bod Dylan, Beck… e tutti gli ottimi musicisti con cui ho avuto l’onore di collaborare personalmente da cui ho imparato gran parte di quello che so.

La tua professione di produttore. Quali sono gli aspetti stimolanti e quali quelli problematici? Da sempre chi si occupa della produzione di dischi tende a imprimere il proprio “marchio” sui lavori dei solisti o dei gruppi prodotti. L’opera di produttori come Phil Spector, Phil Collins, Brian Eno, Daniel Lanois, Don Was e molti altri sta lì a dimostrarlo. Come ti senti rispetto a questo “assioma” consolidato?
La produzione è per me una professione giovane e ad oggi mi sto concentrando quasi prettamente su dr.gam, sia per quanto riguarda l’aspetto audio che video, quindi non ho problemi nell’apporre il mio marchio visto che l’autore, il produttore ed il performer in questo caso coincidono con la stessa persona.

Le tue esperienze estere come musicista. Quali sono state finora le più significative. Hai la percezione di come viene accolta la tua musica fuori dai confini nazionali?
Credo che ogni serata sia importante per portarti con te ricordi ed emozioni sempre diversi.  Tanti sono stati gli incontri e le situazioni stimolanti sia in Europa che in America, ma se ne devo ricordarne una su tutte, fu quando montai sul palco dello Skunk Hollow di Hartland (Vermont – USA) alla prima data del primo tour nel New England che feci con il percussionista americano Steve Ferraris. Era la prima volta che suonavo negli USA e, anche se molte volte avevo già suonato all’estero e naturalmente mi sono sempre trovato a mio agio sul palco, quella volta accusai il colpo. Iniziai il concerto con salivazione a zero: cantare per due ore in quelle condizioni era impossibile. Poi, come per magia, quando le prime note partirono, la gente si alzò immediatamente a ballare, io avvicinai la bocca al microfono e tutto per incanto era tornato apposto. Fu una serata memorabile.

Live. Hai già portato in tour le canzoni del CD? I problemi e gli aspetti positivi del suonare dal vivo in relazione a quelle che sono le tue esperienze. C’è un posto dove vorresti suonare ma dove, per un motivo o per un altro, ancora non hai potuto?
Per tanti anni ho inserito nella scaletta anche qualche mio brano, ma ora chiaramente, quando partirà il tour di Another Family, gran parte dello spettacolo sarà composto dai brani dell’album ed è veramente una bella sensazione. L’unico problema per uno come me che in questi anni non ha mai fermato la sua attività live, è il tempo che lo separa dal prossimo concerto. Sinceramente ci sono un milione di posti dove vorrei suonare e dove non ho ancora suonato… Spero vivamente in una lunga serie di spettacoli che mi portino nel più alto numero di paesi possibile.

About the author

Giovanni Graziano Manca

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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