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Arti e Spettacolo Pop Corn

Festival di Locarno 2018; Donne alpha e generazioni messe a nudo, molto nude

DaniElle
Scritto da DaniElle

In questa edizione bollente e desnuda si passa da una sala all’altra sudando e senza scarpe, ipnotizzati dall’atmosfera psichedelica della valle pardata 

Mettere al centro del programma l’uomo può apparire scontato; tuttavia mi pare che mai come in quest’epoca le persone abbiano paura di guardare in faccia il prossimo. Si preferisce abbassare lo sguardo, farlo cadere su un piccolo monitor che non ci abbandona mai e che, come una coperta di Linus, ci copre il volto.Allora lo schermo del cinema, così grande da non poter essere evitato,
assume un nuovo ruolo.
Così Carlo Chatrian apre l’ultima volta il sipario dello scottante festival elvetico
come direttore artistico per poi volare nel cielo sopra Berlino, perché come diceva Frank Capra “ il cinema è una malattia , quando entra a contatto col sangue prende il sopravvento. È come l’eroina, l’unico antidoto a un film è un altro film “.
Tema quello dell’oppiacea sostanza che non manca in questa edizione bollente e desnuda, dove si passa da una sala all’altra sudando e senza scarpe, ipnotizzati dall’atmosfera psichedelica della valle intorno (il Monte Verità non è lontano… ).
“Diane“ vive da sola nel Massachusetts e, oltre a fare la volontaria in una mensa,
si prende cura del figlio tossicodipendente, uno di quelli che vede Dio o chi per lui alla fine della sua autodistruzione. Dal 2013 direttore artistico del New York Film Festival, Kent Jones esordisce a Locarno nel lungometraggio di finzione raccontando la vita di una guerriera ancora non stanca e non più tanto giovane in cerca del perdono per la sua vita sgangherata. Dietro la produzione esecutiva c’è anche il diabolico Martin Scorsese con cui Jones ha co-diretto “ A letter to Elia “ nel 2010.
Una giovane e ancora in fasce donna alpha è la protagonista del lungometraggio di Abbas Fahdel, nato nella Babilonia di Iraq per poi studiare cinema in Francia, genio capace di plasmare “ Homeland – Iraq Annozero ““sono a Locarno, la Mecca del cinema, come regista e cinefilo “.
“ Yara “ vive in una valle a nord del Libano quasi disabitata, gente passata ad altra vita come i genitori della fanciulla o emigrati per questioni medio orientali di cui ancora oggi sentiamo le scosse di assestamento: “il posto dove ho girato il film ha avuto un ruolo fondamentale e sono curioso di sapere cosa ne penseranno i libanesi “. Al dolce e ironico regista non piace scrivere le sceneggiature e preferisce improvvisare, come la nonna che vive nella fattoria con Yara, entità di poche parole ma sagge e che è facile adorare, comparsa dopo sei giorni dall’inizio delle riprese: “non potevo farle dire cose in cui non crede e la sua presenza improvvisa nel film mi ha stimolato molto “
La forza silenziosa della Grandmà convive pacificamente con le gioie e i dolori della giovane libanese, dotata di un romanticismo che non sbava e rappresenta anche un personaggio politico.

 
Una piccola impertinente dai capelli rosso porpora è la protanista di 
“ Alice T. “ del rumeno Radu Muntean, pellicola che fa sorridere e riflette
il rapporto tra la vecchia e la nuova guardia, con inquadrature accattivanti 
e svelando i segreti e le bugie della giovane adottata e  in un contesto diverso dal Medio Oriente. 
Come altri film plasmati in terra transilvanica in tempi moderni, vale proprio la pena guardarlo anche grazie all’interpretazione della madre 
di Alice, esibizione da vera regina spartana.
Azteche e streghe del Sud delle Americhe  le donne surreali di Mariano Lliñas, come la durata del film: 808’ minuti. Quattordici ore di film tra scorpioni centurione, elisir di vita eterna e musicisti decadenti, mummie e riti voodoo, una tragicomedia esotica in salsa sudamericana.
Sei episodi di puro mezcal cinematografico, l’adepto de “El Pampero Cine “ omaggia stili ormai andati perduti nella regia con psicopatia musicale e storie di ordinaria follia: missione in standby per “ La Flor “, adesso necessito di camminare, seduta troppo sono stata e mai abbastanza davanti al Dio Cinema  e il gigante Mariano è “argento vivo “, pura  passion carnal. 
Scioccante la qualità delle proiezioni di frame partoriti dai sovversivi Fratelli Taviani sui palazzi affacciati in Piazza Grande e mistico l’aneddoto di Paolo Taviani ricordando il fratello Vittorio: nel 1982“ La notte di San Lorenzo” fu proiettata qui a Locarno e quel 10 Agosto  chi c’era godette del momento in cui stelle cadenti schizzavano nel cielo sopra lo schermo “.
Riuscite ad immaginare che poesia cosmica quella notte di mezza estate? Ah, l’ amico Don Raffaè, sdraiato sulla panchina esangue dopo essere stato contaminato dal mio autismo cinefilo e dopo un bagno nella “ Foce della Maggia “ sotto un sole mediterraneo e alpino in the same time, mi ricorda che stanotte è…proprio la notte di San Lorenzo.
 

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