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Recensioni

DOLA J. CHAPLIN – “To The Tremendous Road”

Annalisa Nicastro

Lo sento e lo risento quest’album, attentamente, spensieratamente, lo canticchio mentre guido, mi culla nel letto, mi calma se sono nervosa; lo sento e lo risento, ma ancora non riesco a capire dov’è questa “strada tremenda”. Alla fine dei giochi lo sappiamo bene qual è, ma se cantata così, se ti lasci avvolgere dalla sua voce che sa di asfalto al calare del sole su una highway americana desolata, polverosa, non sembra poi così tremenda, al contrario. Dola J. lo senti che scende nella gola fino alla parte bassa del ventre, è come un amaro dopo un pasto pesante, scioglie e brucia, libera, esorcizza.

“I don’t care about money, money don’t care about me, i just need my feet to teel free”, niente di meglio da ripetersi in questi giorni angosciosi, fatti di scadenze che passano insolute e valori sballati. Lo sappiamo tutti che le bollette si pagano con i soldi, lo sappiamo tutti che alzarsi la mattina per lavorare gratis fa venire l’acidità di stomaco, ma dimenticarsene per la durata di una canzone è una terapia da osservare rigorosamente almeno una volta al giorno, sentire le spalle più leggere, aprire il petto e sorridere sornioni in faccia a quest’epoca che vuole schiacciarci, e invece a poco a poco, ci sta riportando verso le cose essenziali, alla vicinanza tra le persone, al dialogo, alla semplicità; e non è retorica la mia, è una constatazione; insomma sorridere sornioni in faccia a quest’epoca che non disseta mai, da davvero gusto.

Ma questa è solo una parte del cd, quella spensierata e che accarezza, ce n’è un’altra nell’album di Dola J., che non è dolce neanche un po’, ce n’è un’altra che graffia la bocca dello stomaco come la sua voce, che ti fa solo venire voglia di startene disteso, non importa dove, ma da solo, con i tuoi pensieri in testa, a crogiolarti un po’ tra i rimpianti sepolti, che ogni tanto fanno capolino nascosti tra un lenzuolo e un odore ricordato, li senti vibrare nelle vene, formicolare i polsi, e poi riacquietarsi silenziosi nel posto a loro destinato, che tanto via non ci vanno, neanche quando ti convinci che hai smesso di pensarci. Ma va bene così, che alla fine non si sa perché, coccolano anche loro.

Serena Zavatta


About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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