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Recensioni Soundcheck

Deflore – Spectrum Epicentre

Fortunato Mannino

L’album è molto bello e ci restituisce una band artisticamente matura.

Quando mi chiedono Come definiresti questo periodo storico della musica?, rispondo Gli anni dell’anarchica contaminazione. Una definizione, la mia, che parte dalla constatazione oggettiva che non è più possibile parlare di generi, ma di un’evoluzione e contaminazione degli stessi quanto mai imprevedibile. Mentre le major sono restie al cambiamento e propongono personaggi improbabili da rifilare come geni alle nuove generazioni e, nel contempo, raschiano il barile proponendo care ristampe… la Musica è andata avanti e si è ripresa la sua essenza. Essenza che si traduce in libertà creativa e in piccole grandi etichette che le danno il giusto valore. Una di queste etichette discografiche, che in questi anni hanno dato un contributo importante alla Musica indipendente, è la SubSound Records. Da un paio di settimane ne stiamo seguendo, con una certa continuità, le uscite e questa settimana a far tappa sulle nostre pagine sono i Deflore.
Il duo romano, formato da
Emiliano Di Lodovico e Christian Ceccarelli, ritorna dopo un lungo periodo di silenzio, interrotto dallo split del 2013 con gli Infection Code, con un nuovo progetto. Spectrum, questo il nome del progetto, è una trilogia sonora che inizia con Epicentre e che, prendendo spunto dalla gamma di suoni presenti in uno spettro elettromagnetico, si pone come obiettivo quello di percorrere e ripercorrere le peculiarità del loro sound al fine di esaltarle al massimo.
Spectrum Epicentre si snoda lungo sei tracce che affondano le loro radici nell’Industrial. Tanta elettronica e noise dunque, ma anche, e soprattutto, basso e chitarra che dettano tempi, disegnano atmosfere che attingono al lato più oscuro del rock. Un percorso sonoro lungo una trentina di minuti che ha il potere di proiettare l’ascoltatore all’interno di un film psicologico, ambientato magari in una malsana periferia, nel quale dominano l’angoscia e l’inquietudine tipica dei nostri tempi.
L’album non solo è molto bello e ricco di spunti interessanti, e ciò non fa che aumentare la curiosità per quello che sarà il secondo atto della trilogia, ma ci restituisce una band artisticamente matura.

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