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Recensioni

David Cross – Sign of the Crow

Fortunato Mannino

Sign of the Crow è un album bello quanto affascinante.

I nomi dei grandi gruppi li conosciamo tutti, ma capita spesso che il carisma del leader o il nome stesso del gruppo offuschi quello dei singoli musicisti. Sono quasi certo che, soprattutto, i più giovani, vedendo la copertina e il nome del gruppo, non abbiano collegato il nome di David Cross ai King Crimson. I King Crimson della terza rivoluzione, quelli che Robert Fripp volle più sperimentali e votati all’improvvisazione. E di quella formazione faceva parte anche David Cross che, con il suo violino visionario, contribuì alla realizzazione di capolavori come Larks’ Tongues in Aspic (1973) e Starless And Bible Black (1974). E se questo è il glorioso passato, il presente recentissimo è la David Cross Band che firma, anche se con una line-up un po’ diversa, il suo secondo album con la Noisy Records.
Un presente non meno importante perché Sign of the Crow è un album bello quanto affascinante. Un bosco avvolto nella nebbia, un sentiero che finisce davanti ad una porta socchiusa su un’altra dimensione, bagliori che come gioie fugaci squarciano la nebbia dell’esistenza e corvi con il loro carico di simbolico in attesa, paesaggi cadenti e desolati nei quali le gocce d’acqua e la pozzanghera sono di un innaturale blu intenso, a ricordarci la speranza. Atmosfere cariche di simbolismi che rimandano al vuoto e alla precarietà dell’uomo moderno e introducono le liriche esistenziali firmate da Richard Palmer-James, lo stesso, lo ricordiamo, che firmò le liriche dei due album dei King Crimson citati all’inizio.
Attorno a queste liriche, David Cross e la sua band costruiscono lo scenario sonoro e lo fanno, di volta in volta, attingendo a registri diversi. I nove minuti di The Pool, il folk-prog che la caratterizza, i delicati e meravigliosi assoli, rappresentano il capolavoro assoluto di quest’album. Ma, come detto, si tratta di un album magnificamente vario e basta ascoltare la title track con la sua natura hard-rock per capirlo. 
David Cross non ha bisogno di presentazioni e le sue qualità di musicista non si discutono, ma non credo di sbagliare molto affermando che Sign of the Crow rappresenta uno degli apici della sua strepitosa carriera.

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