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Sound&Vision

Danilo Rea, “Something in our way”

Danilo Rea in “Something in our way” : Improvvisazione e Contaminazione

Sabato 28 maggio, nella sala conferenze dell’Hotel de La Ville di Avellino, Danilo Rea ha concluso la bellissima stagione musicale 2015/2016 dell’Associazione “I SenzaTempo” ” con “Something in our way” , progetto dedicato alle pagine più belle del repertorio musicale dei Beatles e dei Rolling Stones, pubblicato nell’ottobre 2015.
Danilo Rea è il pianista del jazz italiano attuale. Nato a Vicenza (nel 1957) è però cresciuto a Roma, sulla cui scena jazzistica ha esordito assai presto, creando nel 1975 il Trio di Roma (con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto). Con questa formazione, ancora saltuariamente attiva in tempi recenti, e, successivamente, con la creazione dei Doctor 3 (con Pietropaoli e Fabrizio Sferra), Rea ha stabilito la norma del piano trio jazzistico all’italiana. Nella carriera di Rea risaltano anche notevoli collaborazioni internazionali (davvero speciali quelle con Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil Woods, Michael Brecker, Joe Lovano, Gato Barbieri solo per citarne alcuni), nonché un’attività d’alto livello nel pop italiano. Pianista prediletto da Mina, Claudio Baglioni e Pino Daniele, Rea ha collaborato anche con Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano, mentre di recente ha preso parte alla ‘svolta jazz’ di Gino Paoli.
Prima del concerto di Danilo Rea, due esibizioni decise dall’Associazione “I SenzaTempo” nell’ottica di dare rilievo e la giusta attenzione anche alle realtà nuove della musica jazz del territorio come quella della Young Jazz Orchestra diretti magistralmente dal Maestro Matteo Franza che hanno eseguito due brani anche alla fine della serata, e quella di Luis De Gennaro, allievo dello stesso Rea.
Con l’arrivo di Rea sul palco, e’ stato subito emozione e magia.
Con la sua capacità unica di spaziare su qualsiasi repertorio, la sua versatilità e l’apertura musicale che lo hanno reso tra i pianisti jazz più riconosciuti a livello internazionale, Danilo Rea ha portato ad una platea numerosa e attentissima, i capolavori di Lennon e McCartney e di Jagger e Richards, rimescolandoli con il suo estro e facendoli rivivere nel suo universo jazz anche con brani della musica classica e della tradizione napoletana e brani della musica pop italiana eseguiti con indiscutibile maestria. Un concerto dinamico in cui improvvisazione e contaminazione sono state i due temi assolutamente protagonisti, come un “insolito” Rea decisamente “loquace” che dal primo brano ha sentito il desiderio di parlare oltre che suonare, quasi a testimonianza del clima assolutamente amichevole e familiare che lo lega a Luciano Moscati e a tutti i componenti del Direttivo dell’Associazione che lo ha ospitato gia’ in diverse occasioni, presentando i brani e il perche’ delle sue scelte e di alcune sue interpretazioni o, appunto, contaminazioni tra diversi generi e stili musicali.
Il progetto, come spiegato dallo stesso Rea, nasce da un’idea fornitagli da Walter Weltroni durante la sua collaborazione al film “I bambini sanno ” il quale gli consiglia appunto di fare un disco diverso, non solo sui Beatles come gli aveva anticipato, ma di mettere insieme Beatles e Rolling Stones, anche se facenti parte di due mondi diversi ed e’ stato quasi una sfida partire da un tema per poter arrivare ad un altro e viceversa.
Il concerto inizia con le piu’ belle canzoni dell’uno e dell’altro gruppo storico, passando per una “estranea” “Imagine” di J.Lennon. ma che nel contesto diventa parte integrante del discorso narrativo/musicale del pianista. Da subito Rea spiega che improvvisazione e contaminazione regolano da sempre le sue interpretazioni e le sue creazioni in musica. “In effetti tutti i grandi compositori della musica classica erano dei grandi “improvvisatori” poi nel tempo, abituandosi alla lettura schematica della partitura e curando cio’ che si pensasse volesse dire l’autore, si e’ persa questa particolarita’ dell’improvvisazione” . Invece per quanto mi riguarda, forse proprio perche’ sono passato dal pop al rock, dalla musica classica al jazz, sono arrivato alla conclusione dell’importanza di dare risalto al discorso improvvisativo. L’importante e’ dare emozioni e farsi seguire nel tema centrale della musica, facendosi trasportare dall’onda della melodia.”
Per tale progetto diventa facile in quanto i brani sono conosciutissimi dal pubblico presente. Si passa quindi a grandi successi dei Beatles come “Let it be”, “Yesterday”, “Ob-la-dì Ob-la dà”, a brani storici dei Rolling Stones con una serie di “contaminazioni” con la musica classica di Bach, o quella della tradizione popolare (bellissimo il passaggio da una tarantella che, rallentata nel ritmo, e’ diventata, con la bravura di Danilo Rea una affascinante musica di bossanova) come “Io te voglio bene assaje” o della musica pop come “O che sara’ ” nella versione di Fiorella Mannoia che poi si intreccia con una trascinante versione della famosissima “Satisfaction”.
Il concerto si conclude con una dolcissima “Angie” che riscuote piu di dieci minuti di applausi del pubblico presente che nonostante l’ora tarda, chiede diversi bis all’artista.
Molto tenero l’omaggio che lo stesso Danilo Rea dedica a Silvia Amodeo, membro del Direttivo dell’Associazione, la quale festeggia cosi’ un compleanno in un modo davvero speciale.

Articolo di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno, Spectra Foto


 

About the author

Annamaria De Crescenzo

Annamaria De Crescenzo

Amante del ballo praticamente da sempre, la sua vita ludica è cambiata con l'incontro fortuito con una Nikon, ora riempie i vuoti lasciati dal ballo facendo foto e scrivendo recensioni sugli eventi musicali.

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