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Pop Corn

Crossing the bridge-The sound of Istanbul

Annalisa Nicastro

Dopo aver vinto l’Orso d’Oro al festival di Berlino nel 2004 con La sposa turca, il giovane regista Fatih Akin e Alexander Hacke, bassista della leggendaria band tedesca Einstürzende Neubauten, tornano a collaborare insieme in questo film documentario Crossing the bridge-The sound of Istanbul, presentato fuori concorso alla 58a edizione del festival di Cannes. Il film è di ottima fattura e montaggio se si pensa che è stato realizzato con una telecamera non professionale, un microfono e un computer.
L’idea nasce dalla volontà di Hacke di ripercorrere il viaggio già compiuto in occasione della realizzazione della colonna sonora de La sposa turca, volontà di catturare il suono di Istanbul da cui è rimasto particolarmente affascinato dalla musica e dalla città in quell’occasione.
Tra cambi repentini di immagini luoghi etnie e musiche, tra contrasti di luci e colori si snoda un vero e proprio viaggio musicale attraverso le vie di Istanbul. Per conoscere un popolo devi conoscere la sua musica, il film inizia con questa citazione di Confucio.
Istanbul raccontata dalla sua gente ma soprattutto dai sui musicisti. Istanbul città piena di contraddizioni dove l’Oriente e l’Occidente si scontrano esi incontrano fino quasi a fondersi. La musica usata come mezzo di indagine, da una riva e l’altra del Bosforo, per sondare fino nelle viscere quei quartieri dove il tempo sembra essersi fermato e altri dove si ammicca all’Occidente. Ma siamo sempre nella stessa città, dove il rumore è protagonista, le sue voci, i claxon, gli uccellini, il mare…
Incontriamo i Siyasiyabend, sbandati che dal centro della città sono stati relegati alla meno centrale Piazza Tunel, ragazzi che cantano e suonano non per soldi ma perchè, dicono, la musica mette in comunicazione tutti i ceti. Il rock viene vissuto come espressione di ribellione ma la Turchia non sembra essere ancora pronta per questo genere di musica giudicata troppo estrema, come ci racconta Erkon Koray, famoso rockettaro degli anni ’60 perseguitato perché additato come provocatore.
Dal rock passiamo alle “lamentazioni” della musica curda interpretata dalla potente voce di Aynur, la musica delle minoranze (proibita fino a poco tempo fa!) é una musica che esprime il dolore provato, come può essere la perdita di un amore di una singola persona, ma che rappresenta nello stesso tempo l’onta della discriminazione. Un’altra minoranza è quella Rom; la differenza tra la musica rom e quella turca è che la prima ti trascina, non puoi non ballare, mentre quella turca la puoi ascoltare tranquillamente seduto. C’è poi l’incontro con due leggende della musica popolare turca: i cantanti Sezen Aksu, balbuziente capace di incantare con le sue canzoni e Orhan Gencebay il quale ha venduto milioni di copie senza mai fare una rappresentazione dal vivo.
Alla fine di questo viaggio forse non avremo capito fino in fondo Istanbul e le sue contraddizioni ma ci saremo sicuramente ed inevitabilmente innamorati della sua musica!

Simona Raffaeli (2.11.08)

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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