Cookie Policy

Interviste

Cristina Nico – Intervista

Fortunato Mannino

Ci ritroviamo invece in un momento in cui le donne in generale, non solo le artiste, devono rimettersi a studiare, discutere, lottare insieme perché ci sono biechi tentativi di rimettere in discussione diritti che personalmente non credevo sarebbero stati più minacciati.

Ciao Cristina è bello ritrovarti, dopo quasi quattro anni, e chiacchierare un po’ con te… anche se solo virtualmente.
Anche per me. Del resto il virtuale ormai è parte integrante del reale, e in questi anni ogni tanto ci siamo seppur fugacemente ‘incontrati’ sui social.

Innanzitutto ti faccio il mio in bocca al lupo per L’Eremita tuo secondo album. Ho visto il singolo della title-track e mi sembra di capire che il tuo acuto quanto sensibile sguardo d’artista si sia posato sulla nostra frenetica società ma, non avendolo ancora ascoltato, chiedo a te.
Sì, anche se è una visione più che mai introiettata. L’eremita cui si riferisce la titletrack è una figura simbolo di coloro che in realtà cercano disperatamente una connessione con gli altri e forse anche un senso al loro stare al mondo. La fuga, il distacco cui sembra anelare, è in realtà un bisogno di conoscenza e autoconoscenza, lontano dai bisogni indotti, dai falsi riti di appartenenza. È un disco che si rivolge a chi si sente sempre un poco fuori posto ma alla fine, pur tenendo alla sua eccentricità, cerca un suo posto nel mondo. Che è qualcosa di molto differente dall’individualismo da branco che sembra imperare sui social e non solo…

Si parla molto in questo periodo di rock al femminile e, spesso, si mette in luce la difficoltà delle donne a trovare il giusto spazio in questo mondo. Personalmente credo le problematiche siano culturali e di sistema. Il sistema sponsorizza e promuove i soliti noti ed educa a degli stereotipi difficili da superare. Tu che vivi direttamente questa realtà che ne pensi?
È un discorso complesso. Vedi, è ovvio che il mio essere donna, come il mio vissuto e altri aspetti della mia identità, ricada nel mio modo di sentire e di scrivere, ma se faccio della buona musica, deve essere apprezzata in quanto tale, non nell’accezione di “musica al femminile’, che potrebbe sembrare una versione vagamente meno dispregiativa di un’espressione come “roba da donne” ma comunque ha un sapore altrettanto discriminatorio. E spesso autodiscriminatorio. Allora, mi dirai, perché organizzi (insieme a Sabrina Napoleone e Valentina Amandolese) il Festival della Musica d’Autrice? Perché quando lo abbiamo pensato, ormai quasi dieci anni fa, il mondo della canzone d’autore e del rock soprattutto nelle grandi manifestazioni sembrava davvero appannaggio quasi esclusivamente maschile, mentre stava accadendo qualcosa per cui le donne che decidevano di intraprendere tutto il processo creativo, dalla scrittura alla messa in musica all’interpretazione, erano sempre di più. Eppure nei cartelloni degli eventi musicali restavano una sparuta minoranza. Allora ci siam sentite in dovere di fare un po’ una sorta di ‘Ministero delle Pari Opportunità Musicali’…sperando ce ne fosse sempre meno bisogno! Ci ritroviamo invece in un momento in cui le donne in generale, non solo le artiste, devono rimettersi a studiare, discutere, lottare insieme perché in maniera evidente in alcuni casi e più strisciante in altri, ci sono biechi tentativi di rimettere in discussione diritti che personalmente non credevo sarebbero stati più minacciati. Le problematiche sono sì culturali e ‘di sistema’, come tu dici, è vero. Ma io temo ci sia il rischio di regressioni dovute anche alla malafede di qualche falso maître-à-penser che cavalca il senso di insicurezza e una certa difficoltà ad accettare i cambiamenti di ruoli e il bisogno di libertà, di autorealizzazione che, fortunatamente, sono altrettanto forti e inarrestabili.

Tu come me vivi in una città che guarda il mare e non posso non farti una domanda in merito. Ripenso ai riferimenti più intimi ma anche all’attualità di un brano come La Litania Dei Pesci (il mio brano preferito). Cos’è, dunque, oggi il Mare per Cristina Nico?
Il mare è prima di tutto un luogo mentale. Per chi vive in una città di mare poi, sì, diventa un conforto e allo stesso tempo quasi una dannazione, da cui non ci si può allontanare senza provare un senso di languore, di mancanza. Il mare è la contraddizione per eccellenza: è passaggio e barriera, è movimento e ripetizione, è orizzonte e abisso…è assonante con ‘madre’, ma anche con ‘morte’. Questo mare, poi, il Mediterraneo, è culla ma è anche tomba, purtroppo, e continua ad esserlo per tanti tra coloro che tentano di attraversarlo. Mi spiace che “La litania dei pesci” sia un brano ancora tanto attuale, sinceramente. E mi spiace che il protrarsi anzi l’evolversi di questo dramma sia anch’esso cavalcato in maniera così malevola, tanto che il Mediterraneo è diventato teatro di rappresentazioni muscolari, inumane, che contrastano un codice etico che in realtà vige tra chi opera in mare.

Il Lilith Festival è un appuntamento importante, una gran bella vetrina, grandi artiste ma… è al tempo stesso un ossimoro: alla gioia dell’evento fa da contraltare la follia. Che spiegazione ti sei data a questa malattia che miete vittime innocenti in tutta Europa?
Il fatto che la violenza di genere sia qualcosa di trasversale, che spesso va oltre le condizioni economiche e il livello d’istruzione di chi la attua e chi la subisce, mi fa pensare che sia un problema legato anche alla gestione e all’espressione delle emozioni, alla difficoltà di adattarsi ai cambiamenti, a malesseri non debitamente curati, anzi nutriti, a violenze subite che si traducono in violenze attuate. Credo ci sia bisogno di un’educazione affettiva e che i ruoli ormai stantii in cui a volte ancora ci rinchiudono o ci rinchiudiamo tutti, uomini e donne, possano essere portatori di sofferenza e rabbia, anche se c’è chi pensa siano il baluardo della difesa della famiglia e degli affetti.

Cristina io mi fermo qui. Ti auguro il successo che meriti, non vedo l’ora di sentire L’Eremita e… ti lascio ai nostri lettori. Rivolgi a loro un saluto, un consiglio, un pensiero… qualunque cosa sarà, ne sono sicuro, che sarà sincero e spontaneo
Mi hai già fatto dire la mia su un sacco di cose, ma io non ho proprio nulla da insegnare. Vi e ci auguro solo di trovare ciascuno il proprio spazio insieme agli altri, perché siamo un po’tutti ‘eremiti socievoli’, esseri unici ma bisognosi degli altri. Vi auguro di pensare con la vostra testa ma non rinunciare al confronto, di vedere la complessità laddove le cose vengono troppo semplificate, e semplificare quello che viene inutilmente complicato. A proposito di ossimori.

About the author

Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!