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Recensioni

COVERLAND # 3 SOMEBODY TO LOVE (QUEEN) COVER: GEORGE MICHAEL

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Vogliamo rendere omaggio ai Queen che hanno dimostrato negli anni la solidità e la validità dei propri album, facendovi conoscere una grande cover di questo pezzo

L’Originale

Approfittando del grande ritorno di popolarità del compianto Freddie Mercury e dei suoi Queen, grazie al biopic Boehmian Rapsody che sta spopolando nei cinema, anche noi di Sound36 vogliamo rendere omaggio a questo gruppo che ha dimostrato negli anni la solidità e la validità dei suoi album e delle sue canzoni conosciute a livello planetario.
Fra queste ultime c’è senza dubbio Somebody to love  che la band inglese pubblicò nel 1976 sul disco A Day at the races, sorta di seguito del precedente A night at the Opera inciso giusto un anno prima. Questo brano oltre alla melodia accattivante ha una carica emotiva notevole grazie anche al suo crescendo fatto di un mix di gospel e hard rock che permette alle incredibili doti vocali del frontman (aiutato nei cori dal chitarrista Bryan May e dal batterista Roger Taylor) di raggiunge acuti da vertigini, quantomeno per chiunque volesse anche solo pensare di riproporla come cover. Quanto al testo si tratta sostanzialmente di una preghiera gridata con forza da un uomo al Signore (“Lord what you’re doing to me? I have spent all my days in believein’ you but I just can’t get no relief, Lord! ”) affinché riempia la sua vita d’amore, senza il quale nulla sembra avere ormai senso.

La Cover

Dopo la morte di Mercury nacque spontanea nel pubblico e negli artisti che lo stimavano la volontà di metter su un grande concerto tributo che effettivamente ebbe luogo nell’aprile del 1992, nel mitico stadio di Wembley. Vi parteciparono molti artisti come Bob Geldof,Gun n’ RosesMetallicaDavid BowieRobert Plant e altri, fra i quali anche George Michael. Il suo set, con i tre superstiti dei Queen a supporto sul palco, fu di tre pezzi ma quello che lasciò tutti a bocca aperta per la irripetibile interpretazione fu Somebody to love, tanto che anche i detrattori più accaniti del cantante anglo cipriota furono costretti ad ammetterne l’incredibile livello vocale (in pochi, o forse nessuno, avrebbero potuto fare meglio), ma anche il coinvolgente livello emozionale. Si celava però un segreto: George Michael in quel preciso momento stava personalmente vivendo il dramma personale più devastante della sua vita. Il suo compagno brasiliano Anselmo Feleppa, che era tra il pubblico, era risultato positivo al test dell’HIV (guarda caso il medesimo maledetto virus che fatalmente aveva contratto proprio Mercury) e rischiava quindi la vita. In meno di un anno Feleppa effettivamente morì, lasciando un vuoto che risulterà incolmabile nel cuore del fidanzato. Queste rivelazioni così malinconiche e nel contempo umanamente così tragiche sono riportate dallo stesso Michael nello splendido documentario Freedom, uscito nel 2017. Anche a causa di queste intime motivazioni, lui stesso ha ammesso che quella di Somebody to lovefu la sua migliore performance live di tutta la sua trentennale carriera e, a sua volta, è una delle ragioni per le quali abbiamo voluto riproporla ai nostri fedeli lettori.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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