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Consoli/Gazzè/Silvestri @ Auditorium Pdm

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

Scontro fortuito di corpi in movimento

A Roma piove, un freddo secco taglia le guance, ma le gambe si muovono veloci e non solo le mie. Una mandria di gente scivola dalle sedie dei tradizionali (e infiniti) pranzi natalizi alle poltrone rosse della sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco delle Musica, con un’enorme felicità.
Stasera è la sera, direbbe qualcuno. La prima (27.12.2017) di quattro serate intense in cui a condurre l’esercito saranno una dama e due cavalieri: Carmen Consoli, Max Gazzè e Daniele Silvestri.
Collisioni (festival musicale e letterario che si tiene annualmente a Barolo) va in trasferta con un trio sperimentato proprio la scorsa estate tra le colline piemontesi e svariati calici di vino, un trio portavoce dell’amicizia tra artisti e portavoce soprattutto della buona e vera musica italiana.
Ho un sorriso che si espande su tutto il viso e una curiosità che farebbe invidia ad Ulisse. La sala Santa Cecilia è sempre imponente ma allo stesso tempo accogliente: un ossimoro urbanistico, culla del suono e del calore umano. Fortuna delle fortune, il posto a me riservato è in Galleria 8 e stasera i tre moschettieri hanno deciso di fare una sorpresa coinvolgendo proprio il pubblico della Galleria 8. L’entusiasmo incalza e sovrasta la mia ansia di vedere solo tre schiene per 3 ore di fila (la Galleria 8 è alle spalle del palcoscenico).
Mi ritrovo immersa in un pubblico educato, che aspetta silenziosamente i suoi beniamini. Sul palco oltre ai vari set per i tre artisti sono state create due strambe postazioni: un “angolo relax” con tanto di divani, bottiglie di vino e stuzzichini e una postazione che mi ricorda vagamente il banco dei giudici di un famoso talent.
L’entrata in scena è comica, ogni battuta sembra calzare a pennello. Ad aprire è Silvestri con una comica telefonata all’amico Gazzè che “stava ancora a magnà i bucatini” mentre una stanca “cantantessa” sonnecchia su un divano di pelle tra ozio e noia. Sorrido, come tutti del resto.
Nonostante la nota ironica, Silvestri prende le bacchette e come un direttore stacca il tempo: un solo piano e voce e “Questo paese” risuona forte per tutta la sala. Niente presentazioni, si entra sul palco in silenzio, quasi in punta di piedi, come quando si arriva in ritardo a cena da amici e non si deve chieder scusa, ci si mette seduti e si sorride, perché ognuno ha da aggiunge un qualcosa di più a quello che si ha già in tavola.
Nonostante la “cantantessa” sia al centro tra i due “masculi” quello che arriva dal palcoscenico è una perfetta armonia, un dolce equilibrio tra emisferi e melodie completamente diverse tra loro quanto simili se eseguite tutte e tutti insieme. Una collisione pacifica insomma. Uno scontro fortuito di corpi in movimento, senza gravi conseguenze, anzi con enormi vantaggi.
Silvestri zompetta tra tastiere, synth e chitarre dando un tocco molto eclettico a tutti gli arrangiamenti (basti pensare a la versione de “L’ultimo bacio” che il trio propone), il tocco deciso di Max scandisce un ritmo inconfondibile e la pennata di Carmen rende il tutto molto dolce e malinconico con frequenti suoni blues.
Sono estasiata, sembra di essere catapultati in una sessione di prove a porte aperte. L’empatia che viene a crearsi con il pubblico è molto forte e il muro della timidezza viene a rompersi dopo poco dando il cambio a un colloquialità e semplicità.
Dopo aver ripercorso alcuni dei grandi successi dei tre arriva la pausa ludica. Il trio ricrea una situazione stile “X –Factor” (con tanto di stacchetti musicali) in cui ognuno dei tre deve affrontare la fase delle audizioni. Le presentazioni esilaranti vengono accompagnate da un tocco sarcastico su conduttori, giudici, e format televisivo che fa ridere di cuore (e di pancia) il pubblico in sala, che si rivela essere intelligente e sveglio. Ecco la sorpresa: a noi del pubblico tocca votare le varie esibizioni. Gli spettatori ci prendono gusto ma mai quanto i tre artisti, le cui risate si sentono anche senza microfono.
Abbandonata la pausa-teatrino, le danze si riaprono in modo più intimo e personale: ognuno canta dei brani molto dolci accompagnandosi con il proprio strumento. Le note intime e soffuse sono il preambolo di un finale eccentrico che vede il pubblico, soprattutto in galleria, ballare e cantare a squarciagola. In ordine ad infiammare la sala Santa Cecilia sono: Salirò, Sotto casa, ‘A Finestra.
Si respira folklore, e a coronarlo è un pezzo di Battiato “Stranizza d’Amuri” ri-arrangiato dal trio in un modo impeccabile. La Sicilia è bellissima e smuove “tutte cose” ma Roma è Roma e va omaggiata. E a pensarci è Silvestri con la sua “Testardo”, un pezzo che se non avete in playlist mi dispiace ma “nun c’avete capito popo gnente”. Il viaggio si conclude con “La vita com’è” di Gazzè, si respira felicità, ovunque si ci giri.
Io sono sorpresa. Lo spettacolo è stato lungo e non ho visto mezzo sbadiglio, commento storto o gente che se ne usciva a fumare. Siamo abituati ad una realtà veloce, in movimento, ai caratteri di un post da rispettare, alle storie istantanee, a cose volatili, al “prendere o lasciare”.
In modo anacronistico mi ritrovo immersa in una realtà bella quanto totalmente diversa dalla quotidianità e sono felice perché la gente ancora ama tempo e musica, e questo spettacolo è la riprova che questo è solo un amore latente che va risvegliato di tanto in tanto. A piccole dosi, ma va risvegliato. Spegnete telefoni e teste, lasciate fuori dalla sala Santa Cecilia i pensieri e fatevi guidare da questi fantastici artisti in un viaggio musicale bellissimo.
Grazie OTR Live

Photogallery di Simone Cecchetti, www.simonececchetti.com
Grazie MNItalia

 

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Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

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