Interviste

Carmine Torchia, Intervista

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

Ne Il rumore del mondo le emozioni hanno trovato i pensieri ed pensieri hanno trovato la musica giusta per essere raccontati al meglio

Ultimamente è facile imbracciare uno strumento e proporsi al mondo senza un motivo valido: voi penserete “Beh e quindi?! Dovrebbe essere un bene!” Già … Dovrebbe esserlo e molto probabilmente lo sarebbe se molto spesso non si rischiasse di cadere nella retorica più banale. Cosa che riesce difficile a Carmine Torchia che torna all’opera con un disco necessario, fuori dagli schemi rispetto al mercato discografico italiano contemporaneo, capace di dipingere i tempi che corrono e di raccontare il mondo esteriore e interiore con raffinatezza, tatto e spirito critico. La sua grande sensibilità lo porta a disegnare un mosaico multisfaccettato di emozioni e racconti in cui narra gesta umane carpendone i tratti più intimi, gli istinti più sopiti e i particolari meno prevedibili. Nulla è lasciato al caso. L’artwork del disco è curato dello stesso Carminee ritrae il cane anarchico e sociale narrato in ‘Rùanzu, il cane’.Il rumore del mondoè un disco che pone domande e cerca risposte, dove le emozioni hanno trovato i pensieri ed pensieri hanno trovato la musica giusta per essere raccontati al meglio. 

Carmine, torni in scena con un disco necessario e fuori dagli schemi, rispetto al mercato discografico italiano contemporaneo, cos’è il “Rumore del Mondo”?
Un album, come dici tu, che esce fuori dagli steccati delle mode, che si smarca dagli stilemi più diffusi; il tentativo di inscatolare il rumore del mondo in nove canzoni, rumore che riesce ad arrivare anche nella remota provincia toscana, con la differenza che in città arriva amplificato, mentre nei piccoli paesi mi pare arrivi in modo ovattato. E’ un disco di musica elettrica, come quelli che ascolto.

Questo disco è stato anticipato da tre singoli, che disegnano un mosaico multisfaccettato di emozioni e racconti. Nasce tutto dalla quotidianità?
Nasce da suggestioni familiari, da fatti storici, da persone che continuano ad affascinarmi se non addirittura a impressionarmi, dai film o dai libri da cui attingo sensazioni.

Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?
Sono strumenti che riempiono dischi da più di mezzo secolo, sempre quelli, nessuna avanguardia in questo senso, né particolari sperimentalismi: quelli li metto nella ricerca musicale soprattutto, e nella qualità del suono (Peppe FortugnoMatteo Frullanosono, oltreché musicisti con un gusto a me affine, dei fonici bravi). Chitarre elettriche e bassi Fender, un pianoforte a coda bellissimo, qualche synth e qualche organo (Carmelo Arenaè una specie di malato dei Pink Floyd che da anni studia quei suoni), una batteria con un rullante marziano, una stupefacente acustica fatta a mano (da Paolo Grassi), l’ukulele rosa di mio figlio, una 12 corde e una dobro prestateci dal mio amico Luca Spaggiari.

Chi è Carmine Torchia? Oltre ad essere un cantautore …
In senso creativo, uno che di volta in volta asseconda l’idea che si presenta inaspettata sotto varie forme: canzone, disegno, poesia, aforisma, progetto, ecc… in senso più esistenziale, un uomo un padre un anarchico un cantante, un musicista, tutti aspetti che convergono a un centro imperscrutabile.

Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per chi fa musica?
Ognuno ha una sua natura: chi sceglie strade non convenzionali e chi più conosciute. l’importanza, diciamo così, sono gli altri ad attribuirtela semmai, in base alla ricerca che porti avanti e al come lo fai.

Quanto ha inciso il luogo in cui sei nato sul tuo modo di scrivere?
Al paese non prendeva MTV. questa fortuna mi ha consentito da subito di affrancarmi dalle mode finendo di scegliere altri modelli storicizzati che già trent’anni prima si erano espressi attraverso dischi che in qualche modo mi sono capitati tra le mani. il posto dove sono nato mi ha dato una cultura più mediterranea che italiana o europea. essere mediterranei è una condizione esistenziale e non geopolitica: una distesa d’acqua in cui affluiscono popoli diversi, non nazioni o stati, ma genti che obbediscono alla legge del mare, degli scambi culturali, dell’accoglienza. il modo di scrivere, beh, penso risenta molto di questa condizione geografica.

Cosa ti piace degli esseri umani contemporanei?
Sono attratto dai veri indipendenti, da quelli che sfuggono ai luoghi comuni, dalle persone gentili, da chi fa ridere, da chi non tradisce i suoi valori, dai liberi.

About the author

Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Sono sempre alla ricerca della bellezza pertanto amo la musica, l’arte, la poesia e il caos. Guardo oltre le apparenze, mi riconosco nei particolari impercettibili. Mi piace dare un senso profondo alle parole e giocarci come faceva Kandinsky con i suoi colori; scrivo per necessità, per dissestare i miei pensieri.

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi