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Caparezza @ PalaEvangelisti (PG)

Ilaria Lupi
Scritto da Ilaria Lupi

Caparezza al PalaEvangelisti mette in scaletta tutte le sfaccettature della personalità di un grande artista.

“Sei nato nel mezzogiorno però purtroppo vedi solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti” canta Michele Salvemini, in arte Caparezza, nel singolo “Una Chiave” contenuto nel nuovo album Prisoner 709. E sono proprio la neve e il freddo ad accompagnare il pubblico del PalaEvangelisti di Perugia nella serata di domenica 25 Febbraio, per l’atto finale del Prisoner 709 Winter Tour.
Niente paura però, ci pensa il Capa a riscaldare i fan con uno spettacolo che supera ogni aspettativa, eguagliando in adrenalina il “Museica Tour” di tre anni prima che sembrava inarrivabile.
L’inizio è di quelli col botto, si parte con “Prosopagnosia” e si prosegue con dieci brani estratti da Prisoner 709, in un excursus che va dalla spensieratezza di “Ti fa stare bene” fino ad arrivare alla potenza tematica di “Confusianesimo” accompagnata dall’entrata sul palco di una lavatrice con le ali da angelo.
Una piccola pausa e la comparsa di una bocca gigante in mezzo al palco preannuncia alla folla l’arrivo del vecchio Capa, quello di “Fuori dal Tunnel” e di “Vengo dalla Luna” ma anche quello di “Legalize the premier” e di “Abiura di me”, ognuno introdotto da un monologo.
Il pubblico ascolta, salta, canta, balla ma c’è un ingrediente segreto a stregare tutti, l’ingrediente che caratterizza tutta la produzione di Caparezza, la ricerca di stimolare i neuroni dell’ascoltatore e di mandarlo a casa sudato e mentalmente appagato.
Ad impreziosire lo spettacolo sono le scenografie e le coreografie, incastrate perfettamente tra la musica e il personaggio del rapper pugliese che da sempre ha abituato i suoi fan ad una performance carica di delirio e sempre un po’ più avanti delle previsioni. Sul palco oltre ad un ledwall fisso vediamo comparire una ruota da criceto su “Goodbye Malinconia”, il libro gigante di “China Town” e lo spaventapasseri che introduce “Vieni a ballare in Puglia” usato come pretesto per menzionare il quadro “Campo di grano con volo di corvi” di Vincent Van Gogh, che fa da incipit al brano “Mica Van Gogh”.
La festa sembra non finire mai ed è proprio il Capa a non voler andare via, ringrazia tutti, dal fonico all’autista del tir, dai ballerini ai musicisti che lo accompagnano, vuole tutti sul palco per celebrare un concerto che sembra un viaggio dove la destinazione passa in secondo piano.
In più di due ore di live Caparezza riesce a raccontare le sue inquietudini, le sue cadute, le sue rinascite e tutti quei piccoli ma importanti pezzetti che compongono la molteplice personalità di un grande artista.
Da un concerto del genere si torna a casa con una grande voglia di evasione e con la consapevolezza che per ogni cosa in cui si crede è fondamentale lottare ma è altresì necessario, come dice il Capa, “mettere sempre in discussione se stessi”.

Articolo di Ilaria Lupi

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Ilaria Lupi

“Nasco in radio con un paio di cuffie e un microfono. Morirò ascoltando i Pink Floyd.”

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