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Recensioni

CAMPOS – UMANI, VENTO E PIANTE

Ilaria Lupi
Scritto da Ilaria Lupi

Il delicato equilibrio tra musica e testo racchiuso in “Umani, vento e piante” il nuovo disco dei Campos

Si chiama “Umani, vento e piante” il secondo album del trio pisano Campos, curato da Andrea Marmorini (Fast Animals and Slow Kids) e uscito il 9 novembre per la bella famiglia Woodworm Label.
Basta un primo ascolto per accorgersi della qualità del lavoro che si cela dietro l’ecletticità di questo disco, collocatosi di diritto nel genere indie ma che sfiora molte altre sonorità e che si lascia guidare tra molteplici influenze musicali.
La potente danza compiuta tra testo e musica permette ai vari brani di creare un buon equilibrio, spesso ricercato e non trovato negli album indie di nuova generazione.
La stessa band ha sottolineato l’importanza del linguaggio: Al fine di creare un equilibrio tra la musica e il testo, ci siamo concentrati sia sul suono della parola, valorizzandone gli effetti ritmici e musicali (assonanze, allitterazioni, rime etc.) sia sullo stile del linguaggio, più metaforico che letterale. In questo modo abbiamo cercato di non creare gerarchie tra queste due componenti, fondendole insieme in un flusso unico”.
Il viaggio attraverso le 11 tracce del disco inizia con Passaggio, un brano che è e vuole essere un dolce e calmo invito alla partenza, con tutte le domande e le idee che frullano nella testa di chi sta silenziosamente lasciando qualcosa alle spalle. Il secondo brano dell’album si intitola Qualcosa cambierà ed è il singolo estratto per anticipare l’uscita del disco, i suoni si mantengono prevalentemente calmi ma il martellante riff di chitarra che accompagna l’intero pezzo scandisce una crescente inquietudine.
A dispetto del titolo il brano Take me home è cantato in lingua italiana, le sonorità della chitarra folk si intrecciano con quelle elettriche in modo naturale facendo di questo pezzo uno dei miei preferiti dell’intero album.
Industriale nei suoni e nelle parole è Bughialenta, pezzo incisivo e di spessore nonostante la sua brevità. La martellante ritmica del brano si fonde con faticosi e disturbanti suoni di materiali da lavoro che scandiscono in sottofondo l’intero brano.
L’intero lavoro dei Campos è potente, eclettico e metaforico tanto da poterlo già inserire tra i prodotti migliori usciti in questo 2018 e tra le band da tenere d’occhio nel prossimo anno.
Per concludere vi consiglio, nelle notti di gelido inverno, l’ascolto di questo disco davanti ad un buon bicchiere di vino, in particolare l’ascolto di S. (brano che chiude l’album e che sono sicura alla fine vi sorprenderà) per cullarvi nelle melodie di qualcosa di profondo e dolce come le sonorità di questo sorprendente trio pisano.

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Ilaria Lupi

Ilaria Lupi

“Nasco in radio con un paio di cuffie e un microfono. Morirò ascoltando i Pink Floyd.”

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