Interviste

Bruuno – Intervista

Giovanni Panebianco

Volevamo un suono che risultasse il più secco possibile e fare in modo che il disco suonasse come un ipotetico live, in presa diretta, senza molti effetti.

In poco tempo i Bruuno si sono imposti come una delle realtà più interessanti e promettenti del panorama Post-Hardcore italiano. Chi ha creduto in loro è stata la V4V, etichetta indipendente che ancora una volta ha dimostrato di avere un occhio molto attento. In questa vorticosa (e a tratti assurda) intervista ripercorriamo, con la band al completo, supportata da Michele Montagano, deus ex machina della label vastese, le peripezie vissute dal gruppo di Bassano Del Grappa dal 2015 al concerto che hanno tenuto il 15 Febbraio al Circolo Scumm di Pescara, per presentare “Deconcentrazione”, il loro secondo lavoro.

Inizierei subito col chiedervi le origini della band.
Tommaso (batteria): Parte tutto da un vecchio progetto mio e di Luigi. Terminata questa esperienza abbiamo ricominciato con Nicola, Carlo e Dado, l’ultimo arrivato che si è rivelato un acquisto azzeccatissimo. Abbiamo iniziato questa nuova avventura chiamandoci Bruuno senza nessun motivo. Abbiamo messo un nome a caso.

Descrivete con tre aggettivi Deconcentrazione.
Nicola (basso): Croccante, morbido e delicato.

Quali differenze ci sono tra il vostro ultimo disco e il precedente Belva?
Luigi (chitarra): C’è un chitarrista diverso, tutto qui. Per il resto cerchiamo di comporre sempre in maniera genuina. La differenza è che il secondo viene sempre dopo il primo. Ci abbiamo provato a fare meglio di Belva, ma alla fine non so se ci siamo riusciti. A livello di sound non è cambiato nulla: abbiamo la stessa strumentazione e facciamo le stesse cose.
Tommaso: Volevamo un suono che risultasse il più secco possibile e fare in modo che il disco suonasse come un ipotetico live, in presa diretta, senza molti effetti. Il secondo album è stato più ragionato. Abbiamo inserito delle sovraincisioni e curato maggiormente il risultato finale.

Parlando di influenze musicali, quali sono gli artisti che hanno contaminato il vostro modo di scrivere?
Nicola: Ascoltiamo tutti tendenzialmente cose diverse. Abbiamo dei problemi a metterci d’accordo. Siamo scesi a Pescara ascoltando Hip Hop, per farti capire. A me personalmente ha colpito molto l’ultimo dei Daughters, anche se è uscito dopo che avevamo finito di registrare Deconcentrazione. Che fregatura!

“Toro Subacqueo” è il singolo che ha anticipato l’album: come mai c’è questa contrapposizione nel titolo tra l’acqua e il toro, segno di terra?
Luigi: Veramente non ce ne eravamo accorti nemmeno noi. Ce lo stai facendo notare tu (risate, ndr). Alla fine spesso capiamo i testi quando è il momento di registrarli, perché in sala prove col volume devastante non capiamo una parola.
Carlo (voce): Il testo narra di una storia che riguarda mio padre. Le parole esprimono le sensazioni che provavo nei confronti di ciò che mi stava attorno, come la solitudine che in questo caso diventa luogo silenzioso, isolato, estraneo. Tuttavia anche paradossale come un animale di terra, il toro, che si trova scaraventato negli abissi del mare.

Come nasce il vostro rapporto con la V4V?
Tommaso: Io farei rispondere direttamente Michele.
Michele (proprietario della V4V): Tempo fa c’era questa band supertrash chiamata Culiduri, in cui cantava Carlo e spaccavano tantissimo. Poi un giorno Carlo stesso mi fa: Guarda che sto mettendo su un gruppo serio. Possiamo dire che da lì è partita questa collaborazione.

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