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Bobo Rondelli – 12 gennaio, Monk

Scritto da Red

Venerdì 12 Gennaio 2018
Bobo Rondelli in concerto
MONK
Via Giuseppe Mirri, 35 – Roma
Ingresso 13 € + Tessera ARCI

Dopo un fitto calendario di impegni promozionali e di date in-store per presentare il nuovo album “Anime Storte” (Sony Music Italy/The Cage), prodotto e arrangiato dalle sapienti mani di Andrea Appino (Zen Circus), Bobo Rondelli, livornese doc, classe 63, torna a fare la cosa che gli piace di più: suonare dal vivo.
Partito in modo trionfale dalla sua regione con una serata all’Auditorium Flog di Firenze sabato 4 novembre, il tour che lo vede protagonista affiancato questa volta da ben cinque musicisti sul palco, per un live inedito ed esplosivo, sta per approdare nella Capitale, città che lo ha già visto protagonista più volte.
Bobo Rondelli continua a vivere il suo momento di grazia a livello compositivo riuscendo ad arrivare al cuore dell’ascoltatore come poche voci in Italia, passando anche per David Bowie e Mino Reitano; per la realizzazione questo disco si è fatto ispirare dalla figura delle persone semplici dei giorni nostri, virtualmente ingolfati di amicizie social, ma realmente sempre più soli e alienate, arrivando non a caso a definire le sue canzoni come “riflessioni con qualche melodia”.
Brano come “Madame Sitri” e “Sul Porto Di Livorno” sono stati capaci di evocare come pochi l’immagine della sua città, Livorno, con cui condivide i natali di due artisti italiani: Piero Ciampi (omaggiato nell’album e nel tour del 2016 “Rondelli Canta Ciampi”) e quel Paolo Virzi che lo ha reso protagonista nel documentario a lui dedicato divenuto ormai un cult : “L’uomo che aveva picchiato la testa”

GUARDA il video appena uscito del pezzo “Lo Storto”, diretto da Tommy Antonini.

http://boborondelli.de/
https://www.facebook.com/BoboRondelliDE

SEGUE PRESENTAZIOEN DELL’ALBUM DI SAVERIO TOMMASI

Presentazione dell’album di Saverio Tommasi
Quando Bobo ha saputo che avrei scritto venti righe sul suo disco, e che con quelle canzoni ascoltate in anteprima avevo goduto come si gode quando si mangia la nutella con il cucchiaio, mi ha chiesto quattro volte: “Davvero ti è piaciuto?”
Non era stupito che il suo disco potesse piacere, Bobo era interessato alla verità, e non voleva rischiare di non raggiungerla: “Davvero, Saverio, ti è piaciuto?”
“Sì, Bobo. Davvero mi è piaciuto da impazzire”.
Bobo Rondelli ha una bacchettina magica, in quelle corde vocali. Le stesse con cui io al massimo gracchio un urletto del tipo “Caterina vieni quiiiii” a mia figlia, quando scappa per gli scaffali del supermercato; Rondelli con le stesse corde vocali canta il mondo e il vicolo, ma non sono le stesse corde vocali, sono le sue. Se vedi una radiografia non capisci la differenza, ma se canta è unico.
Provai la stessa sensazione quando da piccolo vidi i piedi di Maradona e poi guardai i miei. Erano così uguali – dieci dita e i pollici più grandi delle altre otto dita – che pensai sarei diventato come lui. Invece stavo in panchina anche a undici anni, al Firenze 5.
E i compagni di squadra mi chiamavano “caprone” perché mi avventavo sulla palla a testa bassa, senza l’abilità di guardare altro intorno a me che la polvere nel campo.
Bobo Rondelli si muove come un orso in una cristalleria, riuscendo a bere in tutti i bicchieri e a non romperne neanche uno; non è questione di alti e bassi con la voce, o di numero di palleggi. Rondelli sorride, deprime, mi fa commuovere come mi faceva commuovere solo De André, che scappavo di casa per andare a vederlo in concerto.
Con Bobo Rondelli non c’è bisogno di scappare di casa, sono cresciuto. Ed è cresciuto anche lui.
Mi fa ridere, Bobo, e mi fa rabbia perché riesce a portarmi dal riso al pianto nello stesso verso di una canzone, e allora mi fa sembrare scemo, volubile, influenzabile. Ecco, sì, io sono influenzabile. Lo ammetto, signor giudice, sono influenzato dalla bellezza.
Non penso possa esserci condanna più bella.
Rondelli è quella roba lì che canta. Rondelli non s’inventa, al massimo una limatina qui e una là, come quando ti prepari per il primo appuntamento, anche se non è il primo. Forse sarò io fan, che penso di conoscerlo perché conosco tutte le sue canzoni. Ma io penso davvero che se strizzassimo Bobo come si può fare con una spugna, ne verrebbe fuori un succo buono che davvero sa di Livorno, tramonti, California, mamma, amore, meglio di qui dove si sta, preoccupazioni, un’alba o due, trombata detto alla toscana, Dio, cuore, pittore, solitudine, selfie, bicchiere, io e te.
Se a Rondelli girano le palle, fa una serata da schifo. Non ne ho mai viste una, di serate da schifo di Rondelli, però me lo immagino così: “sfavato”, come si dice a Firenze. Ma pur sempre genio. Perché se a Leonardo da Vinci rubano l’Iphone con il prototipo dell’uomo vitruviano salvato sul desktop, girano le palle e il soufflé al cioccolato della moglie lo schiaccia al muro, ma rimane comunque un genio. E’ il prezzo della verità, il costo che si paga per essere se stessi. E Bobo lo paga tutto, in anticipo, per non lasciare mai conti in sospeso, solo con l’amore.
Ho finito di ascoltare il disco e ho pensato “ancora, cazzo, ancora”. Ma è giusto che finisca, non può durare per sempre. Stop. Dodici canzoni come gli apostoli. Anarchici e senza cristi. Dodici è numero pieno, come dopo aver fatto l’amore, soddisfatto ma sfiancato.
Boia, non è che puoi fare l’amore all’infinito anche se è una delle cose più belle del mondo. Come il disco di Bobo Rondelli. E ora si va a raccontarlo agli amici. L’amore e le canzoni.

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