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Recensioni

Black Eyed Dog – Kill Me Twice

Pierpaolo de Flego

Un disco bello, anzi molto bello, e che funziona tanto

Fare un disco pop bello è un’impresa ardua. Si rischia la banalità, si teme la monotonia, la paura è di fare le cose troppo facili, confondendo il concetto di “facile” con il concetto di “semplice”. Confusione del tutto evitata dai Black Eyed Dog nel loro “Kill Me Twice” (Ghost Records). Sì, perché questa band siciliana, capitanata dal carismatico Fabio Parrinello, ha fatto un disco pop di grande spessore (anche se dire solo pop è parecchio limitativo, addirittura fuorviante, ma andiamo con ordine), un disco dall’ascolto diretto, un lavoro dall’esito piacevolmente semplice (semplice, non facile, appunto). Un disco bello, anzi molto bello, e che funziona tanto. Il songwriting è pulito e ruvido al contempo, i suoni fuggono spediti su binari che spaziano dal pop saturato da synth e drum loops a chitarre grezze southern style.
“Kill Me Twice” è pop, insomma, nel tenere avvinghiati all’ascolto, ma è anche pieno di influenze, di suggestioni che richiamano diverse estrazioni, modelli già sviluppati che qui godono di nuova vita. Un album curioso che muta di traccia in traccia, mantenendo forti l’identità e la riconoscibilità. Ogni canzone regala un universo a sé. Una linea narrativa dark si estende lungo tutto il disco, è solida radice per i dieci fiori chiaroscuri che sono le dieci tracce. Fiori tutti diversi, tutti da esaminare con cura, attenzione, assaporando il profumo intenso di ciascun petalo.
L’apertura è affidata a “Heartbreaker”, pezzo intenso e orecchiabile, dal ritornello struggente e molto efficace; una storia che da un beat scarno sviluppa un telaio più complesso e profondo, un piccolo gioiello pop-rock arricchito da voci sospirate e vissute. Interessante proprio l’uso delle voci: in tutto il disco il frequente dialogo tra la voce maschile e quella femminile disegna un senso di confidenzialità che avvolge l’ascoltatore, rendendolo più partecipe, portandolo a fondo nel suono.
Spicca la sezione elettrica del disco, soprattutto in “Miss F#%kbook” e “Widow Man”, nelle quali la band ripesca antiche gioie rock e blues e dà loro una linfa artificiale del tutto riuscita, cucendo armature biomeccaniche di distorsori sporchi e acidi. Ma la menzione speciale va a “Litter Doll”, il capolavoro del disco, il punto più alto, la canzone da occhi chiusi e accendini al cielo. Un momento lento che emoziona con una trama sognante, cosmica, con accordi lunghi e voci che si intrecciano, trascinandosi come fossero in preda a un attimo di grande estasi, meraviglioso quanto del tutto ingestibile e incontrollabile.
Ci sarebbe ancora molto altro da scrivere su questo album dei Black Eyed Dog. Perché è pieno di cose ma non per questo poco centrato, perché raggruppa la luce e il buio della musica degli ultimi decenni, perché un disco quando è ben fatto è sempre difficile da descrivere a dovere. Insomma, riassumere “Kill Me Twice” è un’impresa ardua come fare un disco “pop” bello: obiettivo, quest’ultimo, che i Black Eyed Dog hanno raggiunto a pieni voti.

 

 

 

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