Cookie Policy

Sound&Vision

Bianco @ Monk (Roma)

Benedetta Barone
Scritto da Benedetta Barone

Bianco, ondata di leggerezza e felicità

Roma è umida e invasa dalla pioggia da quasi tre giorni e sembra Torino, o una città del nord Italia che vi piace, insomma siate fantasiosi. Sarà che stasera suona un dolcissimo torinese nella capitale, ma a me Roma sembra proprio Torino, che tra l’altro, non per fare sviolinate, è una delle poche città italiane in cui mi piacerebbe vivere al posto della mia Roma.
Arrivo al Monk in fretta e furia, ma vengo accolta da facce amiche tra fotografi e amici “musicali”.
C’è un clima molto rilassato, niente fretta, niente smania ossessiva da live, tutti attendono pazientemente l’entrata in scena di Bianco, che stasera presenta il suo bellissimo e recentissimo nuovo album: “Quattro” (uscito per INRI il 19 gennaio). Una piacevole apertura dà il via alle danze: Valentina Gaia. Un mix molto dolce ed intimo, una via di mezzo tra elettronica e indie-folk. La cosa che mi stupisce è la presenza di due palchi (uno per l’apertura e l’altro per l’headliner), uno di fronte all’altro, come due amanti che si guardano senza raggiungersi e toccarsi mai. E’ una cosa insolita.
Un 4 tutto paillettato e sbrilluccicante fa da sfondo a Bianco e alla sua band che irrompono sul palco con l’ultimo singolo “30 40 50”, le fasce di età di cui Alberto riesce a parlare meglio. Sono sorridenti, tantissimo. Felici anche come il secondo pezzo (“Felice”) che porta con sé un’ondata di leggerezza e semplicità. “In un attimo” sono davvero felice e leggera anche io, lascio fuori dal locale ansie e false speranze. Bianco urla che “in un attimo passerà tutto, le crisi servono a pensare” e questa frase mi rimbomba dentro, fortissimo. Il quarto brano in scaletta è “Fiat”, il mio preferito di tutto il disco. Sorrido, un arpeggio molto aperto mi risveglia da pensieri contorti. Bianco rispetta la tracklist dell’album, almeno fino a qui.
Quattro” è un album denso, ricco di storie, di colori. Ma “Guardare per aria” (lavoro precedente) ha dei pezzi troppo belli per non suonarli. “Aeroplano” apre le danze, per poi lasciare spazio a “Filo d’erba”, “Corri Corri”, “Quello che non hai”. Bianco è un musicista tutto d’un pezzo, timido e sorridentissimo. Non parla quasi mai, “perché tanto che devo dire, io voglio solo suonare”.
Con “Organo Amante”, episodio conclusivo dell’album “Quattro”, arriva finalmente il momento degli ospiti: Niccolò Fabi, Roberto Angelini e Pier Cortese. Un finale strumentale lunghissimo, una potentissima jam session, la temperatura emotiva sale paino paino a suon di svisate di Lap Steel Guitar, tastiere ed effetti sonori digitali. Un cantautore che fa macello al Monk, è una bellissima festa.
Bianco si concede un momento di totale intimità, chitarra e voce, suonando “Mela” che tutti cantano a squarciagola. In realtà i brani dei precedenti lavori sono molto pochi in scaletta rispetto a quelli nuovi: c’è l’esigenza di rimarcare il distacco con il sound precedente.
In chiusura arriva “Tutti gli uomini”, un funk potentissimo – mi ricorda alcuni brani di Fabi e Gazzè – che scuote un po’ il pubblico del Monk, e lo fa sorridere soprattutto quando Alberto canta “(si sa benissimo cosa la pensa) sul figlio minore che fa il cantautore”.
La chiusura del live è sulle note della dolcissima “Le stelle di giorno”, torno a casa con in testa due versi del ritornello che forse non sono nient’altro che le parole che chiunque vorrebbe sentirsi dire:

«Tu mi fermi con la mano che sa di mandorla
e mi dici “Sai che c’è?
Io con te un figlio lo farei”»

Articolo di Benedetta Barone
Foto di Giulio Paravani
Bianco @ Monk, 24.2.2018

 

About the author

Benedetta Barone

Benedetta Barone

Suono, scrivo e canto. sono mediamente isterica, una piccola donna innamorata dei particolari.

error: Sorry!! This Content is Protected !!