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Interviste Sound&Vision

Belladonna @ Jailbreak

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Bruno Pecchioli
Scritto da Bruno Pecchioli

Assistere ad un concerto dei Belladonna è sempre un’ esperienza esaltante, fuori dagli schemi.

Assistere ad un concerto dei Belladonna, storica rock band romana, si è rivelata fin da subito un’ esperienza esaltante, fuori dagli schemi. Ti aspetti infatti un palco illuminato da mille luci ed invece, come consuetudine, al Jailbreak – ormai vero e proprio tempio della musica rock capitolina – i Belladonna si sono esibiti nel buio pressochè totale: un palco illuminato solo da qualche abat-jour per presentare classici del loro vasto repertorio accompagnati da jam improvvisate e brani inediti che si susseguivano senza sosta.
Formatisi nel 2005 dai leader storici Luana Caraffa e Dani Macchi – autori, fra l’altro, di tutti i brani – raggiungono il successo già nel 2006 con il primo album, “Metaphysical Attraction” e, nel giro di poco tempo, divengono il gruppo italiano del momento con più ascolti subito dopo i Lacuna Coil.
Per accennare al percorso musicale della band rock noir capitolina, basta citare i brani inclusi nei ballot dei Grammy Awards del 2009, gli album registrati negli USA con produttori d’eccezione – Sylvia Massy & Mike Tacci, il singolo scritto e registrato con il compositore inglese Michael Nyman e basato sulla colonna sonora del film “Lezioni di Piano” o ancora il brano, riproposto alla grande anche al Jail Break, utilizzato dalla Universal Pictures di LA per lo spot TV internazionale del film “Minions”.
Insomma, siamo stati partecipi di un gran bel concerto rock nella sua accezione più pura. Una performance live capace di smuovere le coscienze che ci ha confermato ancora una volta la particolarità e anche l’eleganza di una band dal sound diretto, possente.

Articolo, Intervista e Foto di Bruno Pecchioli

Prima del concerto, abbiamo fatto una bella e piacevole chiacchierata con loro che vogliamo condividere con voi:

I Belladonna vedono la luce nel 2005. Da dove nasce l’idea per il nome di una band che si autodefinisce di genere rock noir?
Ciao e innanzitutto grazie per questa intervista!
La Belladonna è una pianta che può essere sia una cura, sia un allucinogeno che un veleno mortale. Forse a conquistarci è stata questa polivalenza.
Inoltre il nome esalta l’elemento femminile che è in maggioranza nella nostra band: 3 donne e 2 uomini.

Siete saliti agli onori della cronaca, oltre che per l’indiscussa capacità musicale, anche per la capacità di avvalervi del web che è stato, in questo, un bel trampolino di lancio. Che rapporto avete attualmente con il web e con i social network, in generale?
Dobbiamo il nostro esordio a MySpace, un social network non più in voga ma che ai tempi poteva veramente aiutare le band indipendenti poichè basato sul passaparola e la meritocrazia. Non c’erano inganni o scorciatoie a pagamento (come attualmente oggi avviene con Facebook)…si era davvero tutti uguali e se venivi ascoltato e seguito entravi in una classifica: noi eravamo sempre in cima tra le band indipendenti di tutto il mondo!
E questo ci ha consentito di essere notati da persone come ad esempio la storica produttrice Sylvia Massy (System Of Down, Red Hot Chili Peppers, Prince, Johnny Cash e molti altri) che ci invitò a registrare il nostro secondo album, “The Noir Album”, nel suo studio in California.
Numerose sono state le opportunità che si sono aperte per la nostra band grazie alla rete, a quei tempi. Oggi le cose sono profondamente cambiate e noi continuiamo ad utilizzare i social principalmente per comunicare ciò che facciamo a chi ci segue.

La vostra ultima fatica, “The Orchestral Album”, contiente 10 brani ri-arrangiati e registrati col supporto di un’orchestra sinfonica.
com’è stato reinventare e reinterpretare, musicalmente parlando, parte del vostro repertorio? e com’è nata la scelta dei 10 brani proposti?
E’ stata una delle esperienze più significative della nostra vita, artisticamente parlando. Ci ha arricchiti profondamente e anche cambiati sotto certi aspetti.
Ma un altro aspetto veramente degno di nota, che vorremmo sottolineare, è stato quello umano poichè quest’album è stato completamente finanziato dai nostri fan di tutto il mondo…ed è a loro che dobbiamo la grande opportunità di rendere concreto, reale un nostro grande sogno.
I brani sono stati selezionati seguendo un filo conduttore che lasciamo ad ogni ascoltatore individuare in maniera libera.

Le vostre performance live, fuori dai confini italiani, sono sempre di grande richiamo. La nostra personale sensazione è però che, nel nostro paese, i Belladonna non abbiano mai avuto la considerazione che meritano. A riguardo, voi che ne pensate?
Grazie per la tua considerazione nei nostri riguardi. Non sappiamo rispondere a questa domanda, nel nostro paese avvengono tante cose strane e non pensiamo di essere l’unico caso anomalo (se così si può definire).
Tuttavia, ogni volta che ci capita di suonare in una città italiana è per noi sempre un piacere vedere l’entusiamo delle persone…lo stesso entusiamo che troviamo fuori.

Cosa significa, per i Belladonna, fare musica oggi?Le emozioni di oggi sono le stesse di 12 anni fa oppure ritenete il vostro approccio attualmente più “maturo”, più “consapevole” nei confronti del vostro pubblico?
Non sapremmo dire se sono esattamente le stesse ma sicuramente le nostre emozioni sono sempre fortissime! Con il passare del tempo forse siamo diventati più consapevoli che non potremmo fare a meno di fare ciò che facciamo liberamente come abbiamo sempre fatto.

Progetti per il futuro? una tourneè? un nuovo album?
Tanti, tantissimi progetti ancora top secret e si, anche un nuovo album che non vediamo l’ora di pubblicare!

About the author

Bruno Pecchioli

Bruno Pecchioli

Bruno "Pek" Pecchioli. Romano per nascita e tradizione.
Fotografo per consapevolezza e necessità.
Viaggiatore periodico.
Ferocemente dipendente da ciò che meraviglia.
E la musica è meraviglia. Sempre. Until the end.

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