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Sound&Vision

Baustelle @ Onde Mediterranee Festival

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

E’ il momento dei Baustelle: eclettici, a tratti criptici, voluttuosi e raffinati.

E’ il momento di ciò ch’è eclettico, a tratti criptico, voluttuoso e raffinato. E’ il momento dei Baustelle. Ci piace definirli dei Dandy della musica italiana, per diversi motivi: la dirompente potenza letteraria, stilistica, la presenza unica sul palco, l’emotività trasmessa, l’armonioso disordine melodico.
Chi li conosce sa di cosa stiamo trattando. I Baustelle sono un ente a sé nel parco artistico italiano, uno scenario alternativo che penetra perfettamente nella gloriosa tradizione cantautorale del nostro paese. Ad alcuni infatti possono sembrare una novità sconosciuta, in quanto la scelta di stile del gruppo è incentrata su un genere musicale di non troppo ampia risonanza. Eppure…
Ad ascoltare una loro canzone, sembra di conoscerla da sempre. Poiché è parte di un’autoanalisi jungiana che ognuno di noi – inconsapevolmente – attua su se stesso, nella vita e nella musica. Le loro sono ballate d’introspezione, incentrate su un utilizzo perfetto della Parola e la sua fusione armonica. Azzardando un plutarchiano parallelismo: si percepisce in loro la profondità poetica di De André e il talento tipicamente Gucciniano del menestrello cantastorie.
Questa è la magia dei Baustelle: raccontare se stessi (e noi) tramite la musica; al contempo dando un’interpretazione di ciò che ci circonda.
Al concerto di Cervignano del Friuli, organizzato da Onde Mediterranee Festival, c’è sapore di pioggia. Forse abbastanza in sintonia col pensiero un po’ decadentista degli artisti. Un po’ di vento e torna il sereno.
Le prime note sono un pregiato scossone alla monotonia della cittadina, infiammano e riempiono di ardore. Lo sviluppo melodico e testuale è uno stillicidio di attesa e soddisfazione, un viaggio. Chiudendo gli occhi difatti si percepisce ciò che davvero è umano intorno a sé, poiché la loro musica ha la capacità di dare vita alle cose tramite i loro nomi; in un’ottica squisitamente animistica.
La conoscenza musicale non implica sapere chi siano i Baustelle. Seppure nessuno si possa definire musicofilo senza conoscerli.
Tutti dovremmo ammorbidirci nei confronti della quotidianità, dell’interiorità. E magari, seguire il consiglio degli Artisti: sviscerare la nostra profondità e le nostre paure, le personali aspettative. Per giugnere a qualcosa di reale e alternativo.
Perché, è vero, “che cos’è la vita senza una dose di qualcosa, una dipendenza?”

Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello

 

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