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Recensioni

Baba Yoga – L’Uomo Progressivo

Fortunato Mannino

Chi è l’uomo progressivo? Baba Yoga ci illumina sulla risposta

È ormai da quasi due mesi che la proposta di oggi gira sul mio lettore e, un po’ a malincuore, è arrivato il momento di scriverne. Forse ne scrivo con un po’ di ritardo rispetto alla data d’uscita ma… Ascolto e scrittura hanno i loro tempi e vanno rispettati. Guardando la copertina avrete già intuito dal titolo che proporremo un album Prog e, se si ama il genere, avrete associato non solo il duo Baba Yoga a due grandi della nostra Musica ma l’album stesso ad uno dei più belli del 2018.
Gianfranco Salvatore e Danilo Cherni, le menti che si celano dietro questo affascinante e multiforme progetto, non hanno bisogno di presentazioni. Un buon cronista avrebbe dovuto sciorinare i loro curricula, ma è il sesto album e anche la retorica ha dei limiti. Per chi non li conoscesse internet è un’ottima fonte, ma lo è ancor di più l’ascolto de L’Uomo Progressivo. Potrebbe essere, infatti, l’inizio di un viaggio a ritroso in una discografia mai uguale a se stessa, che sublima tradizione e avanguardia, musica etica ed elettronica aprendosi e contaminandosi con gli altri generi ma, se vogliamo, anche questa è retorica perché tutto ciò è l’essenza e l’anima del Prog. Un processo di rinnovamento e sperimentazione favorito anche dal fatto che Baba Yoga non si circonda mai dagli stessi musicisti e l’Uomo Progressivo, in particolare, è anche il punto d’incontro di tanti grandi musicisti. Qualche nome? Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso), Peppe Servillo (Avion Travel), Luciano Regoli (Raccomandata con Ricevuta di Ritorno) e se non bastano aggiungiamo Fabio Pignatelli (Goblin), Alvaro Fella (Jumbo), Lino Vairetti (Osanna), e lo storico batterista Derek Wilson. Tanti artisti che con le loro peculiarità contribuiscono a rendere unico un album, che ritengo tra i più audaci e sperimentali del nostro panorama musicale. Ma chi è l’uomo progressivo? La risposta potrebbe essere: qualsiasi uomo capace di porsi degli interrogativi e uno di questi, forse il più impellente, il proprio rapporto con Dio. Un rapporto controverso, personale che, a mio modesto parere, può dirsi soddisfatto solo se vi è l’abbandono e la fiducia cieca. In questo caso è possibile una qualche forma di pace interiore ma… Non è il caso dell’uomo progressivo. L’uomo progressivo analizza, si tormenta e non trova spiegazioni a ciò che spiegazioni non ha. Ogni approdo è temporaneo e, uno dopo l’altro, sentimenti, cultura, scienza e tecnologia si sgretolano sotto il peso degli interrogativi e dell’insoddisfazione. L’uomo progressivo ha coscienza della sua solitudine e solo dopo l’accettazione della sua natura e dei suoi limiti può arrivare ad una possibile serenità ma, come sottolineano gli autori, per il protagonista dell’album è troppo tardi. Come nella migliore tradizione Prog anche l’artwork è curatissimo e riproduce i quadri del pittore contemporaneo Vincenzo Faraldo.
Album che possiamo annoverare tra quelli che non possono mancare in una buona collezione.

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