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Interviste Sound&Vision

Altre Di B @ Circolo Ohibò + intervista

Luna Selimovic
Scritto da Luna Selimovic

“La vera esperienza umana è stata mettere d’accordo quattro persone diverse e trovarsi 12 anni dopo con centinaia di concerti alle spalle e tre dischi che portiamo orgogliosamente in giro. Credo di poter dire che saremmo persone molto più vuote senza quell’incontro.”

Un palco vuoto e sporco di birra, parte l’intro di Salgado e subito so che sono nel posto giusto. Mi trovo infatti al circolo Ohibò, un locale milanese attento alla promozione di musica live con artisti underground molto interessanti.
Entrano loro, le Altre di B, una band bolognese composta da “quattro laureati che lavorano e con la musica si stanno togliendo enormi soddisfazioni “, come ci confida Giacomo Gelati, frontman del gruppo, nell’intervista che ci rilascia qualche giorno dopo il concerto.
Parliamo di soddisfazioni con la S maiuscola: infatti sono stati la band di supporto degli Alt-J e dei Primal Scream, hanno portato la loro musica oltreoceano, suonato il loro secondo album “Sport” al Primavera Festival di Barcellona e allo Sziget Festival di Budapest e ora, finalmente, iniziano un tour italiano per promuovere “Miranda”. Il terzo e ultimo progetto discografico delle Altre di B è un mix di rock, punk ed elettronica che cattura e destabilizza, una storia costellata da tanti piccoli racconti di viaggi e personaggi che sono impazienti di raccontarci e noi impazienti di ascoltare, tante e tante volte, in cuffia come dal vivo. Un album assolutamente coinvolgente e travolgente.
La tappa di Milano è la prima del tour ed è servita loro per rompere il ghiaccio, dove con un concerto ricco di sonorità e di spirito hanno avuto la completa attenzione del pubblico, che li ha seguiti come ipnotizzato e rapito dalla loro energia e dalla loro presenza scenica.
Suonano pezzi rock come Salgado e LAX, canzone preferita dal frontman: “un pezzo che parla di un plane spotter che non ha mai preso un aereo in vita sua e si immagina le vite dei passeggeri che volano via”, succeduti da ballate emozionanti come Bloemfontein o Potwisha.
Finalmente intonano Sherpa, una delle canzoni più attese della serata, dedicata alla realizzazione personale: un inno a seguire sempre la propria strada per conquistare se stessi.
Poi arriva il pezzo storico “Haruki Murakami”, tratto dal loro primo album che il cantante definisce “un personalissimo inno all’ozio e all’autunno” e che include tra i favoriti della loro discografia.
Insomma le Altre di B sono proprio bravi, basta un attimo a capirlo e poi le gambe si muovono da sole e viene proprio spontaneo proiettarsi in un’altra dimensione e cantare insieme a loro.

Articolo e Intervista di Luna Selimović
Foto di Helga Bernardini di DissolvenzeLab

Dopo il magnifico concerto al Circolo Ohibò di Milano delle Altre di B, di cui potete trovare il report nella gallery, ho avuto la fortuna di intervistare il frontman Giacomo Gelati.

Qual è l’esperienza musicale, o anche umana, di cui andate particolarmente fieri?
Il giorno in cui ci siamo conosciuti eravamo degli studenti di un liceo, con vite e gusti differenti. Ci accomunava la passione per la musica ed è stato in quel preciso momento che la vita di ognuno di noi ha preso una strada che non ci immaginavamo.
Vorrei poterti rispondere con un bel concerto, o un grande festival, o un incontro straordinario che abbiamo fatto in tutti questi anni. Ma la vera esperienza umana è stata mettere d’accordo quattro persone diverse e trovarsi 12 anni dopo con centinaia di concerti alle spalle e tre dischi che portiamo orgogliosamente in giro. Credo di poter dire che saremmo persone molto più vuote senza quell’incontro.

Quali sono le differenze più grandi che avete notato tra i palchi italiani e quelli americani/europei?
All’estero, in linea di massima, c’è attenzione per tutto ciò che è nuovo, straniero, estero. Per la nostra esperienza ci siamo sempre sentiti accolti e ascoltati, che è un aspetto positivo cantando in inglese. Grosse differenze non ce ne sono, a parte il fatto che in Italia c’è una qualche forma di ostilità verso l’inglese e tutto ciò che comporta un ostacolo linguistico. Generalmente all’estero sorprende l’organizzazione degli eventi dai grandi festival ai piccoli locali: la musica è un aspetto culturale imprescindibile nella vita di tutti ed è trattata come una cosa molto seria.

Come arrivate a scrivere un pezzo?
Si tratta di un processo molto naturale e tradizionale. O arriviamo in sala prove con un’idea ben precisa di un riff di chitarra o un beat di batteria, oppure scriviamo in totale libertà partendo da una jam session tutti assieme. Registriamo tutto sul cellulare e poi riascoltiamo a freddo per vedere se le cose funzionano o no. Poi ci sono i pezzi che escono in una prova e quelli che richiedono mesi di tempo per arrangiarli bene. Non c’è una regola fissa e tutti e quattro contribuiscono alla scrittura.

Canzone preferita dell’album? E della vostra discografia?
Giacomo: io sono molto legato a “LAX”, è un pezzo che parla di un plane spotter che non ha mai preso un aereo in vita sua e si immagina le vite dei passeggeri che volano via. Mi piace suonarla e il finale mi entusiasma.
Della nostra discografia forse “Haruki Murakami”, un personalissimo inno all’ozio e all’autunno. 

In un ambiente, in un Paese, in cui l’arte non viene promossa, una band o un cantante indie riesce a vivere di sola musica?
Vivere di musica è molto difficile, al di là del Paese e del tipo di promozione che viene fatta. Nel nostro caso siamo quattro laureati che lavorano e con la musica si stanno togliendo enormi soddisfazioni. Diciamo che è una forma di semiprofessionismo che ci permette di tenere aperte più strade, ma sarebbe ovviamente straordinario poterci campare senza bisogno di andare in una redazione o in un ufficio. In Italia alle volte l’arte è vista come una semplice distrazione. All’estero non è sempre così.

Sta iniziando il tour per Miranda, quali sono le tappe che attendete con maggiore ansia?
Quella di Milano ci serviva per rompere il ghiaccio, ma in generale non viviamo con l’ansia da prestazione. Ogni data è importante e ogni sera ha il suo pubblico al quale raccontare la storia contenuta in questo disco. 

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