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inScena Pop Corn

Ascanio Celestini @ Auditorium PdM

Giulio Paravani
Scritto da Giulio Paravani

“Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana.”

Due serate all’insegna del grande teatro per il pubblico della sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Ascanio Celestini porta in scena il 15 maggio “Pueblo”, la seconda parte di una trilogia iniziata con “Laika”. Bar, supermercato,periferia. Questi sono i luoghi deputati alla narrazione di questo spettacolo con personaggi che affrontano la propria condizione di esseri umani. 
Barboni, prostitute, facchini, zingari, giocatori d’azzardo: accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, Celestini porta in scena la voce di un’umanità ai margini, quella della sua Roma popolare e periferica, ma allo stesso tempo universale. Come quella di Violetta, giovane cassiera che sogna di essere regina in un regno popolato dalle storie feroci e poetiche di altrettanti personaggi disillusi e traditi dalla vita; o di Domenica, una barbona che non chiede l’elemosina ed è innamorata di Said, africano facchino in un grande magazzino; e di tanti altri, le cui storie si incrociano nel bar di una ex prostituta, dove in qualche maniera tutti finiscono.
Nell’arco di un’ora e mezza, gli spettatori si ritroveranno alla finestra di un mondo nel quale si afferma un dualismo fortissimo; essere guardoni oppure poeti, guardare oppure immaginare.
“Il bar, il luogo dove tutto accade; il supermercato, il luogo della fatica, come il marciapiede, la fabbrica; la periferia, intesa come margine del mondo, ma anche isola dove l’umanità è più forte, più viva e più visibile proprio perché nessuno guarda. In questi luoghi vivono personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana.”

 

Foto di Giulio Paravani

Ringraziamenti a Giorgio Enea Sironi


uno spettacolo di 

Ascanio Celestini
con
Ascanio Celestini
Gianluca Casadei

suono 
Andrea Pesce

 

 

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