Interviste

Antonio Onorato, Intervista

Antonio Onorato: spiritualità e bravura del “Musicista del mondo”

Pensare a te solo come chitarrista è molto riduttivo visto che sei un musicista straordinario che ha avuto diverse collaborazioni con altrettanto musicisti straordinari come Franco Cerri, Pat Metheny, Toninho Horta, Pino Daniele e tanti altri. Come e quando nasce questa tua passione per la musica?
Ho iniziato prestissimo ad amare la musica, già a 6 anni ho iniziato ad interessarmi alla chitarra. I primi accordi me li ha insegnati mio padre. Dopodiché ho iniziato ascoltando le canzoni alla radio, a cercare di studiarne e ripeterne gli accordi. Poi ho iniziato a voler studiare davvero musica e a prendere le mie prime lezioni. Il primo insegnante è stato il fidanzato della ragazza che ci faceva un poco da baby sitter, il quale suonava in una piccola band e mi portò dove lui faceva le prove e mi fece provare le prime chitarre elettriche ed io mi ricordo che rimasi affascinato da quel mondo, e da lì ho capito che volevo fare il musicista, che era quella la mia strada.

Compositore oltre che musicista. Infatti hai al tuo attivo diversi progetti discografici. A cosa ti ispiri quando componi la tua musica e quale è il genere musicale che senti più vicino alla tua anima?
Non c’è un genere musicale definito vero e proprio perché mi piace la musica a 360 gradi. L’importante che sia vera, che non sia costruita a tavolino anche se prediligo la musica che è basata su uno studio particolare, sulla consapevolezza di sé e su quanto si può riuscire a fare e a creare. Se dovessi dire quale genere musicale, sceglierei la musica sinfonica o il jazz dove vicino all’ istinto c’è bisogno di uno studio particolare per suonare a certi livelli. Certo mi piace anche la musica istintiva perché ha un suo fascino ma quella che ha uno studio alle spalle ha più consapevolezza rispetto a chi non lo ha. Quando parlo di consapevolezza e di studio non parlo solo di studio della musica ma di un’evoluzione di se stessi come persona, delle proprie potenzialità e delle proprie qualità “umane” non solo “artistiche”.

Oltre che musicista sei anche un vero studioso di etnomusicologia. Infatti nella tua musica riesci a fondere vari elementi di varie culture e musiche del mondo. Saranno i temi della serata di stasera al Teatro Summarte con il tuo “Antonio Onorato Trio”?(ndr. 18 marzo 2016)
La musica è espressione di sé stessi del tuo essere senza barriere di quello che sei veramente. Almeno nel mio caso. Il progetto di stasera riguarda un progetto che porto avanti da un po’ di anni in una delle formazioni che prediligo, quella del Trio con batteria e basso, in quanto questo tipo di formazione da molto spazio alla chitarra non essendoci il piano, che essendo un altro strumento armonico delimita un po’ a livello di spazio musicale nel quale ti puoi muovere, qui invece le armonie le decido io, e sono supportato da due musicisti meravigliosi tra i migliori musicisti in Italia, Mario De Paola alla batteria e Angelo Farias al basso con i quali basta ormai un semplice sguardo per creare un’intesa perfetta sul palco.
Il repertorio è quello del disco live che spazia da quel particolare jazz che io chiamo “jazz napoletano” visto che è ispirato da Napoli e dalla cultura napoletana alla musica dei raga indiani, alla “world music “dove confluiscono tutte le varie contaminazioni musicali (musica afro americana, medio orientale e brasiliana) con il fulcro sempre Napoli, con la sua cultura magniloquente perché la cultura napoletana non è una cultura rurale ma bensì una cultura molto evoluta nel corso degli anni e che reso Napoli una città artistica e culturale unica nel mondo.

Oltre quindi all’appellativo di “Musicista del mondo” per la tua musica cosi varia lo meriti non solo per il tuo impegno nel sociale (ricordiamo la tua presenza insieme a tanti altri artisti italiani nel 2002 a Baghdad per protestare contro la seconda guerra del Golfo) ma anche per la tua vicinanza al popolo dei Nativi Americani dei quali segui da sempre i principi e la loro visione del mondo. Questa tua grande spiritualità da dove nasce e quanto influisce sulla tua musica?
Io mi sento mezzo Dakota e sento che nelle mie vene scorre sangue Dakota. Ho scoperto sin da piccolo di avere questo amore istintivo per questo popolo e per la sua cultura, quando vedevo i film in TV prendevo sempre le loro difese al posto della cow boys, sul Presepe mettevo anche i personaggi indiani, a Carnevale mi vestivo da indiano.
Crescendo ho iniziato ad avvicinarmi, con consapevolezza, a questa cultura e studiarla, e più mi avvicinavo e la studiavo e più mi sentivo a casa mia, come se mi appartenesse da sempre.
Portare questa mia consapevolezza di essere parte di questa cultura nella mia musica è stato conseguenziale. Riprodurre la loro musica e lasciare che la mia musica venisse “contaminata” da essa è stato facile in quanto è come se fosse dentro di me da sempre e quindi MIA da sempre.

Un’ultima domanda: progetti per l’Antonio musicista? E quelli per Antonio uomo?
A giugno andrò in Brasile per il festival organizzato da Toninho Horta a Belo Horizonte, un progetto nel quale credo molto visto che la musica brasiliana è un altro mondo che mi appartiene e far parte di me da sempre e con Toninho mi trovo perfettamente a mio agio sul palco. C’è molto feeling tra noi e sarà un’esperienza davvero speciale per me. Poi farò un remix di un disco registrato in Africa, un bellissimo lavoro sulla musica angolana, ma sempre con Napoli al centro di tutta la loro musica.
Antonio uomo, oltre ad avere un figlio di 19 anni che adoro e del quale mi prendo cura in tutto e per tutto, vive essenzialmente per la sua musica e per la sua chitarra, mio primo pensiero del mattino. Da anni non faccio altro che vivere per la mia musica e per le mie chitarre, amo il mio lavoro che mi rende un uomo libero e padrone di me stesso, senza alcun obbligo, orari, scadenze o regole se non quelle verso la mia musica. Antonio uomo si augura solo di poter trovare un po’ di tempo per una vacanza, visto che sono anni che non riesco più ad andare in vacanza perché chi fa questo lavoro a questi livelli non può permettersi di fermarsi mai.
Ma è una dolce “rinuncia” perché chi, come me, è cosi innamorato della sua musica non pensa altro che a lei, e nel mio caso, alle mie adoratissime chitarre.

Intervista di Annamaria De Crescenzo

About the author

Annamaria De Crescenzo

Annamaria De Crescenzo

Amante del ballo praticamente da sempre, la sua vita ludica è cambiata con l'incontro fortuito con una Nikon, ora riempie i vuoti lasciati dal ballo facendo foto e scrivendo recensioni sugli eventi musicali.

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