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Recensioni

Antonio Cocomazzi, Mario Marzi – Restart

Fortunato Mannino

Un album che sa conciliare benissimo il jazz con la musica classica

Quando ci si trova a dover scrivere di un album come quello che sto per proporre, le parole perdono veramente di senso e diventano inadeguate. Bisognerebbe, infatti, raccontare la più ineffabile delle Arti, ricercando nella memoria possibili e improbabili echi o, in alternativa, entrare in un tecnicismo che non possiedo. Per raccontare Restart, dunque, dovrò rifugiarmi un po’ nella cronaca, un po’ nella retorica e nelle meno scontate sensazioni. Cronaca e retorica mi portano, come è giusto che sia, alla presentazione degli autori dell’album, che sono il pianista Antonio Cocomazzi e il sassofonista Mario Marzi. I nomi non dovrebbero essere sconosciuti, perché sono nomi di punta della nostra Musica ma, a beneficio di chi non li conoscesse, dirò solo che la loro fama internazionale deriva dalla sensibilità con cui si approcciano allo strumento di cui sono maestri e le collaborazioni, come le loro discografie, inutile sottolinearlo, sono tutte importanti. Avrei potuto tergiversare ancora un po’, elencando tutti i teatri dove si sono esibiti, le orchestre sinfoniche di cui hanno fatto o fanno parte, i conservatori dove insegnano, i titoli dei dischi ma… è ora di parlare di Restart. Diciamo anche che il connubio tra i due non è nuovo e risale al 1997 e se, tra le mille parole, vi siete soffermati su pianoforte e sassofono, vi sarete fatti un’idea di quello che è il mood di questo album intenso e fortemente evocativo. A far da guida all’ascolto solo i titoli delle undici composizioni, sei delle quali sono nuove e cinque rivisitate per l’occasione, e la presentazione di Giovanni Sollima che, dopo aver lodato i musicisti, definisce Restart un racconto che viene voglia di riascoltare. Un racconto delle emozioni, delle sensazioni che la vita regala e che persone straordinarie sublimano in Arte. Che album è Restart? È un album che sa conciliare la purezza e il calore del suono del pianoforte e la forza evocativa del sassofono. Un album che sa conciliare il jazz con la musica classica, pensato per dipanarsi come un film e come in un film saprà rievocare ricordi ed emozioni sopiti nella memoria. Unica avvertenza: ascoltarlo nel silenzio.

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