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Sulla musica

Anni Difficili – Musica di Franco Casavola

Annalisa Nicastro

Capitolo 2.1 (parte 19) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Anni Difficili di Luigi Zampa, musica di Franco Casavola

Capitolo 2.1 (parte 19) I musicisti cinematografici del dopoguerra: i “maggiori”, fra tradizione ed innovazione. Anni Difficili di Luigi Zampa, musica di Franco Casavola

Intanto gli anni passano; Giovanni è tornato dalla guerra di Spagna e si sposa con Maria: e Hitler invade la Boemia, la Polonia, e la Francia e l’Inghilterra si alleano per fermarlo.
Il 10 giugno 1940 i carri armati tedeschi entrano vittoriosi a Parigi e quello stesso giorno Mussolini, nel suo discorso a piazza Venezia, dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra, alleandosi quindi con Hitler. Il povero Giovanni deve partire nuovamente per la guerra, lasciando la sua novella sposa sola.
Da ora in poi il film tratterà della trepidazione dei familiari di Giovanni e delle sue venute e partenze per altre guerre. La musica sarà per la maggior parte sempre la stessa, un motivo melanconico eseguito dagli archi e armonizzato qua e là dall’arpa, che interverrà sempre a sottolineare i momenti di più alta drammaticità, vuoi nei ritorni di Giovanni, vuoi nelle sue continue partenze. Maria è ora incinta, ma suo marito deve ripartire nuovamente, perché è scoppiata la guerra in Russia. Intanto, però, le cose per l’Italia si mettono male, la guerra va male, gli alleati bombardano le città. Così vediamo tutti i cittadini sfollare nelle campagne vicine con le loro poche cose, a piedi, accompagnati dalla musica drammaticissima del secondo tema dei titoli di te­sta che acquista un sapore fortemente drammatico proprio in ragione della sua lunga assenza durante tutta la pellicola, suggerendoci la situazione precaria in cui si muove l’anima del personaggio Piscitello e quindi, di riflesso, di tutto un popolo che accetta le cose così come esse si presentano, mandate da un cieco destino. Mentre lontano si odono i bombardamenti, un giovanotto (che si rivelerà essere una spia telegrafista americana) racconta, divertendo tutti, una barzelletta sul Re d’Italia e sul Duce, ti­rando in ballo una frase della famosissima canzoncina della guerra Lili Marlene (“che cosa mai sarà di me / ma poi sorrido e penso a te”).
E’ interessante notare co­me ogni volta che Piscitello, insieme al giovanotto della barzelletta, vengono portati da una camionetta di tedeschi giù al suo paese, a Modica, per mettere la firma al Municipio, si risenta sempre, arrangiata dall’orchestra della musica esterna, quella stessa musichetta, Lili Marlene, quasi a volerci suggerire la vera identità spionistica del giovanotto.
Ormai le truppe alleate sono sbarcate nell’Italia meridionale e si accingono ad avanzare. Giovanni è appena tornato dall’ennesima guerra, quella di Russia, completamente disilluso e con l’unico desiderio di rivedere sua moglie e, fi­nalmente, suo figlio. Ma mentre sta per raggiungerlo, all’ultimo avamposto dei tede­schi, uno di loro lo mitraglia vigliaccamente e gratuitamente alle spalle. Paradossal­mente, egli non muore durante tutte le guerre, ma proprio nel momento in cui la sua terra sta per essere liberata dai crudeli tedeschi.
Piscitello, completamente distrutto da quella morte, addossa la colpa a se stesso e a tutti gli altri, sia a quelli che ap­plaudivano che a quelli che dissentivano segretamente dal Regime. Intanto gli ame­ricani sono arrivati e Piscitello viene licenziato dal podestà perché appartenente allo squadrismo fascista dal 1922, cosa assolutamente falsa (ancora un paradosso). Ormai, Piscitello non ha nulla da obiettare e si lascia licenziare. E lo vediamo, coi capelli bianchi, con un volto tragico, in mezzo alla frenesia popolare della libera­zione, rispondere simbolicamente ad un militare americano, che gli chiede se la divi­sa da squadrista, acquistata a due mila lire, sia un buon prezzo: “A me è costata molto di più!”.

Segue nel prossimo numero a settembre! Tratto dalla Tesi di Gianluca Nicastro La musica nel cinema del dopoguerra italiano

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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