Recensioni

Animation – Trasparent Heart

Fortunato Mannino

il racconto in musica delle emozioni che regala una città, nel bene e nel male, unica. Simbolo di tutto e del suo contrario! Bob Belden, accompagnato dai talentuosi Animation, ci racconta la sua New York utilizzando il linguaggio universale del Jazz.

Non sono mai stato a New York ma a chi c’è stato per vacanza o agli amici che vi abitano, spesso, rivolgo la stessa domanda: Bella New York!?! La risposta è sempre la stessa: Bella? No! Affascinante! E, solitamente, subito dopo il mio interlocutore inizia a raccontarmi una storia, un fatto…
Trasparent Heart è sostanzialmente la risposta alla mia domanda: il racconto in musica delle emozioni che regala una città, nel bene e nel male, unica. Simbolo di tutto e del suo contrario!
Bob Belden, accompagnato dai talentuosi Animation, ci racconta la sua New York utilizzando il linguaggio universale del Jazz.
Otto brani, settanta minuti di musica e… nessuna pausa. Otto storie che narrano i momenti più intensi del suo periodo newyorchese. Un concept album che parte dall’esperienza personale per toccare i temi forti dell’attualità. Nessuna denuncia, nessuna presa di posizione solo il tentativo di raccontare emozioni e stati d’animo. Un invito a riflettere e a ripartire, un invito a ripensare all’altro senza pensarlo nemico o nullità.
L’album si apre con Terra Incognito canzone che racconta lo stupore, lo sgomento e i timori senza tempo di chi arriva a NY per la prima volta. E la sensazione di incertezza e paura fa da trait d’union per Urbanoia. Belden rivive in musica le storie del quartiere in cui viveva. Storie di quotidiana violenza e di quotidiana disperazione. Dipinge mirabilmente con il suo sax le atmosfere torbide della periferia suburbana. Segue quello che è uno dei brani più belli e intimi dell’intero album Cry In The Wind. È lo stesso Bob Belden che racconta in un’intervista l’episodio che ha ispirato il brano: “ero nel mio studio al piano terra quando sentii la voce di una donna che chiedeva, supplicava aiuto in strada. Era stata accoltellata. Chiamai la polizia e le chiesi come potevo aiutarla – prese il mio braccio e non lo lasciò più andare finché non arrivò l’ambulanza. Bisogna ascoltare queste grida di aiuto, pervadono la città in ogni momento della giornata – questo senso estremo di solitudine e abbandono è ciò che questo brano vuole rappresentare”.
Il brano più lungo è Seven Towers e ci racconta la confusione e lo sgomento che seguirono agli impatti dei due aerei sulle Twin Towers. Belden non si fa domande sul come e sul perché ma cerca di ricreare con gli strumenti le emozioni di quei momenti. Ad aprire il brano le conversazioni telefoniche dei testimoni, poi la musica a raccontare prima lo sbigottimento, poi la concitazione di quei momenti ed infine quel misto di emozioni che vanno dall’incredulità alla rabbia, dallo sgomento alla tristezza per chi ha perso la vita!
Occupy! È racconto di un’altra tragedia. La tragedia di chi ha perso o non trova lavoro! La tragedia di due generazioni a cui una finanza senza scrupoli e una politica indefinibile hanno rubato il futuro! La tragedia di chi, persa la speranza, non ha più niente da perdere e si scaglia contro il simbolo dell’economia mondiale: Wall Street!
Questa è la NY di Bob Belden!
L’album è uscito il 21 settembre per la Rare Noise Records e… il consiglio è quello di chiudere la luce e abbandonarsi alle note di un dei più virtuosi e influenti sassofonisti degli ultimi trent’anni!

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