Interviste

Anggun, Intervista

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

“Oggi bisognerebbe rimettere la musica al centro” Anggun

Il Bravo Caffè di Bologna ha ospitato per tre serate, dal 9 all’11 gennaio 2019, la cantautrice franco-indonesiana Anggun che negli anni ’90 ha venduto milioni di dischi un tutto il mondo trascinati da hit planetarie come Snow on the Sahara e Undress Me.
Il 9 gennaio ho assistito al primo concerto; Anggun è accompagnata dalla band con cui suona da ben diciotto anni, composta dai musicisti francesi Jean-Marie Negozio alle tastiere, Olivier Freche alla chitarra, Fabrice Ach al basso e Olivier Baldisserra alla batteria; insieme hanno dato vita ad uno show elegante e sensuale ma allo stesso tempo rilassato e divertente; sia lei sia la band hanno regalato molti sorrisi all’insegna di uno show intimo e rilassato. La chitarra acustica, le percussioni che spesso sostituivano la batteria e la bellissima voce di Anggun, felpata e vellutata, hanno conferito al live un aspetto quasi acustico, perfetto per un locale come il Bravo Caffè. Dopo tanti anni di palco Anggun sa come deliziare il pubblico con il suo fascino indiscusso e ha dedicato molto del suo tempo chiacchierando e raccontando aneddoti sulle sue canzoni e sui musicisti della band, prendendoli amichevolmente in giro perché dopo tanti anni non riescono a pronunciare correttamente alcune parole indonesiane presenti nei cori. Ilgiorno dopo il concerto, grazie alla disponibilità dell’artista e della Guestmusic rappresentata in questo caso da Francesco, ho incontrato Anggun per una breve intervista:

Ieri ero allo show al Bravo Caffè e mi è piaciuto molto, complimenti; la cosa che mi ha colpito maggiormente è che e tra te e la band c’è un’ottima intesa, un’ottima empatia.
Sì; siamo insieme da molto tempo e io li amo; sono come la mia famiglia allargata perché sebbene ci siano tantissimi bravi musicisti in giro per il mondo e soprattutto in Francia, con queste persone in particolare potrei andare ovunque perché sono sempre allegri; sono dei grandi musicisti naturalmente, ma hanno una mentalità gioiosa; non sembrano davvero francesi perché i francesi non sono famosi per essere entusiastici.

Infatti lo show è stato pieno di sorrisi; tu sorridevi molto e la tua band pure; mentre suonavano e alla fine quando si sono radunati al di fuori del palco sorridevano e si facevano i complimenti a vicenda.
Agendo così ti dai forza e la dai a chi ti sta vicino; in più loro amano davvero il loro lavoro, amano molto la musica; qualche sera fa cenavamo insieme a casa mia, mio marito cucinava e io facevo il DJ ed è stato un bellissimo momento in cui abbiamo parlato di musica; penso che oggigiorno non si parli più di musica; la musica è ancora molto importante nella vita delle persone ma il modo in cui si ascolta e si consuma è davvero differente rispetto al passato. Adesso con lo streaming è diverso; non si parla più di musica; a me mancano gli anni ‘90 e il fatto che c’erano moltissime e diversissime proposte di alta qualità; potevi anche essere brutto ma se avevi delle belle canzoni le radio le trasmettevano. Oggi no, oggi è tutto centrato sull’aspetto. Non dico che l’aspetto non sia importante ma bisognerebbe rimettere la musica al centro. Quando ero giovane ascoltavo i Queen, The Police e negli ’90 ascoltavo il Grunge; c’erano tante, tante proposte, non solo quello che le radio pensavano fosse commerciabile; oggi c’è una sorta di dittatura che non mi piace. Molti giovani artisti non conoscono nemmeno chi siano Annie Lennox o Phil Collins; ricordo che quando Kanye West collaborò con Rihanna e Paul McCartney, i fan di Kanye West dissero “Kanye è davvero altruista e generoso perché ha dato una grande opportunità a quel vecchio uomo”, e non sapevano nemmeno chi fosse. Quando l’ho sentito mi sono scandalizzata; non hanno avuto rispetto per una leggenda; anche il film sui Queen che trovi nelle sale, è positivo perché dà la possibilità ai millennials di conoscere e apprezzare la musica dei Queen e di Freddy Mercury; in questo modo non si raggiunge certo la massa ma è un bel passo per far conoscere la buona vecchia musica ai giovani.

Hai cominciato a cantare da bambina; allora che musica ascoltavi?
Da bambina inizialmente ascoltavo musica Indonesiana; però mio padre era un fan dei Beatles, dei Black Sabbath, dei Led Zeppelin e me li faceva ascoltare; ascoltavo molta musica rock; poi sono diventata una cantante in Indonesia e ho pubblicato cinque dischi rock; poi dopo aver avuto molto successo, ho deciso di provare in altri contesti e ho lasciato il mio paese; la mia musica si è subito trasformata in pop e world music; adesso è impossibile fare world music; la mia musica poi è evoluta; ho collaborato con molti DJ, con molti artisti pop ed è sempre stata un’occasione per imparare qualcosa di nuovo anche a livello vocale; ho collaborato con musicisti italiani come Piero Pelù e Zucchero e con ognuno di loro è stata un’esperienza diversa ed istruttiva, che è poi il mio scopo, avere esperienze sempre diverse.

Nei tuoi concerti proponi canzoni nuove e canzoni meno recenti; che differenza c’è nel cantare canzoni così distanti nel tempo? Non è noioso riproporre per tanti anni le “vecchie” canzoni?
Oh, No. No, no, no. Penso di aver cantato Snow on the Sahara per migliaia di volte ma è un privilegio avere una canzone così nel mio repertorio; è una canzone che tutti amano ed è parte della mia vita; è impossibile non cantarla perché la gente si aspetta che la canti e anch’io non potrei farne a meno. Mi piace molto anche riarrangiarla e darle sempre un aspetto nuovo e fresco; in questi concerti di Bologna le abbiamo dato un aspetto più “nudo”, più acustico. E ieri mi è piaciuto molto cantarla in questa nuova veste.

Infatti tutto lo spettacolo di ieri è stato quasi acustico; è stata una vostra scelta o l’avete ritagliata sulle caratteristiche del Bravo Caffè, che è un club nel quale si suona prevalentemente jazz?
Era da molto tempo che pensavo di fare uno show acustico; ricordi i concerti di MTV unplugged? Quelli dei Nirvana, di Sting, Eric Clapton e tanti altri; secondo me è stata un’ottima idea; vedere quegli artisti in un set così intimo mentre cantavano le loro canzoni in modo così essenziale. Allora ho pensato di fare uno show simile e il Bravo Caffè è perfetto per questo tipo di concerto. A febbraio andrò a Foligno e a Genova e faremo lo stesso show.

Che tipo di esperienza è stata quella di cantare davanti a Papa Giovanni Paolo II?
Quando l’ho incontrato ero davvero emozionata perché mi ha ricevuto nella Cappella Sistina e quando entri in quel luogo è incredibile; ti sembra di essere fuori da questo mondo; un luogo piccolo ma magico; c’erano tutti i cardinali e quando hanno annunciato il papa ero molto emozionata. Quando l’ho visto però mi sono rattristata perché stava male; era già malato di Parkinson e sembrava un uomo molto fragile; camminava lento, dimostrava proprio di avere un grosso peso sulle spalle; mi sono quasi messa a piangere; è un momento che non dimenticherò mai perché mi ha davvero emozionata; l’idea di quell’uomo, di quello che ha fatto e di quello che rappresenta è straordinario. Inoltre era un uomo che amava molto la musica.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Dopo questi concerti a Bologna sarò ancora in Italia poi tornerò in Asia perché sono un giudice di The Voice e di Asia’s got talent; ad Asia’s got talent partecipano tutti gli artisti dell’Asia mentre The Voice è solo per l’Indonesia; poi farò un grande concerto in Indonesia a luglio e poi cercherò di riposarmi, cosa che non faccio da molto. Ho una bimba di 11 anni ed è abituata a vedermi volare in giro per il mondo ma ho rinunciato a cinque dei suoi compleanni e questo mi dispiace; lei mi comprende ed è abituata; quando non ci sono li festeggia con i suoi amici, però quando torno festeggiamo sempre il suo compleanno, magari in un’altra data. Ripeto, lei lo ha accettato ma come madre mi dispiace, allora la prendo un po’ in giro e le dico che il compleanno più importante l’ha festeggiato quando è nata, e io ero lì.

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