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Recensioni

Andrea Paganetto – Nove

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

Nove è la bandiera di una sperimentazione vorace e seminale, che si nutre di un impiego spregiudicato delle armonie, delle ritmiche e delle strutture musicali

Il trombettista genovese Andrea Paganetto-classe 1982, importanti collaborazioni in ambito blues e jazz italiano; tra gli altri il duo soul Bruce James & Bella Black, Marco Pandolfi, David Stingaciu, Andrea Imparato, Matteo Patelli, Vladimiro Carboni- dopo l’esperienza con la formazione Free Area Quartet, ha dato alla luce il progetto solista Nove (Orange Home Records).
L’album vede composizioni inedite del trombettista ligure e del sassofonista Mauro Avanzini (già compagno di viaggio nel progetto Free Area), con la partecipazione di Daviano Rotella alla batteria e Matteo Anelli al contrabbasso. Graditi ospiti l’eclettico Maurizio Brunod, chitarrista compositore tra i più celebri in Italia, ed Emanuele Parrini, violinista virtuoso e jazzista eclettico.
L’esaltazione della dialettica improvvisativa ed il superamento di ogni tecnicismo formalistico convivono in un album che sembra aver interiorizzato la lectio del teorico e padre del Free Jazz, cui peraltro è dedicato il brano Et(t)erno Ornette, con il surplus di una contemporanea e certosina ricerca di colori timbrici e sonorità quasi indie (si ascoltino, in particolare, le incursioni noise in Fast noises, Pezzo e The Cage).
Dall’immaginario quasi chandleriano di My Little chair, alle tessiture dark jazzistiche dell’intro di Black Sun passando per l’esotismo di Black Sun e la melodia quasi da kolossal di Et(t)erno Ornette, dominata da un grandioso pad di archi, Nove è la bandiera di una sperimentazione vorace e seminale, che si nutre di un impiego spregiudicato delle armonie, delle ritmiche e delle strutture musicali, pervenendo ad una assoluta libertà sintattico-morfologica, pur sorretta da una puntuale ratio complessiva.

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