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Alfonso De Pietro: “Di notte in giorno”

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Scritto da Red

Musica sociale. Musica civile. Musica di bandiere di tutti i colori, che non ha politica e partito se non quello di raccoglierci tutti per la lotta contro le mafie di questo nostro bel paese. E lo fa ancora una volta e con forza maggiore Alfonso De Pietro, lui che nella sua carriera di premi e di riconoscimenti in quest’ambito ne ha ricevuto molti. Perché la lotta contro le mafie con il mezzo musica è una scia culturale e sociale che da tempo, coadiuvata dall’Associazione LIBERA Nomi e Numeri contro le Mafie, porta avanti esperienze e contaminazioni per veicolare quanto di più importante ci sia per il giusto senso civico delle nuove generazioni. E tutto questo regna sovrano nel Jazz d’autore firmato Alfonso De Pietro che in questo nuovo disco che si intitola “Di Notte in Giorno” che raduna a se un ensemble acustica formato da Piero Frassi al pianoforte, Nino Pellegrini al contrabbasso, Andrea Melani alla batteria, Dimitri Grechi Espinoza al sax, Alessio Bianchi alla tromba. Musicisti che hanno collaborato con jazzisti illustri quali BollaniRava,Lee KonitzPhil WoodsGianmarcoTommasoUrbani, e molti altri.
Tra le 12 tracce anche poesie di Calabrò, Impastato e Padre Maurizio Patriciello musicate da De Pietro stesso. E non scordiamoci il grande Don Ciotti in persona che firma e conduce per mano la presentazione di questo lavoro. Un disco che non scorre facilmente e non ne ha per niente la voglia di farlo, anzi forse cerca esattamente il contrario. Un disco di gusto musicale che per molti tratti passa in secondo piano rispetto al messaggio che viene servito su un vassoio d’argento, imboccato a tratti con forza come nel singolo “La Memoria” o più dolcemente vestendolo di metafora come in “Lunga è la notte”. Una scrittura sicuramente non digeribile al primo ascolto, di sicuro pretende e cerca una più ampia visione, un respiro maturo, un’attenzione e una voglia di scendere in campo davvero…armati di musica, almeno stavolta. Timbrica che ci riporta alle liriche di Dalla che forse avremmo visto benissimo in una featurig di gran culto. Per il resto il disco manca come ci si aspettava d’altronde, di incisi potenti e di strutture popolari anche se quasi ovunque durante lo scorrere della tracklist si tenta lo sforzo di andare a cercare soluzioni simili…ma il messaggio da custodire è troppo ricco di metafore e parole importanti. Un disco verso cui sedere, ascoltare, riflettere e sicuramente goderne del bel suono…ma quello proprio alla fine. Gli intenti sono altri…non scordatelo.

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