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Interviste Soundcheck

Alfabeto Runico – Alfabeto Runico

Scritto da Paola Varricchio

Alfabeto Runico, genesi del primo album e prospettive future

E’ uscito il 30 marzo il primo album omonimo degli Alfabeto Runico, per Apogeo Records.
Marta Dell’Anno (voce, violino e viola), Andrea Resce (contrabbasso) e Nicola Scagliozzi (contrabbasso): un trio atipico composto da musicisti di formazione classica ma lontani dal mondo accademico, frequentatori di feste popolari e di anziani cantori, che hanno dato alla luce un disco fuori dagli schemi almeno quanto loro, ricco di richiami alla musica popolare e antica eppure originale, con un piede nel profondo sud del nostro paese e l’altro alto verso le sonorità del mondo.
Folk, rock, reggae, musica popolare cuciono insieme la tela di un racconto colorato e appassionato dove le voci di un passato musicale si affiancano a composizioni inedite, il risultato è una tracklist composta da tredici canzoni tradizionali riarrangiate, composizioni originali e due inediti composti interamente dal trio, in un mix di inglese, dialetto e spagnolo.
Abbiamo voluto fare qualche domanda agli Alfabeto Runico, per sapere di più su come è nato il disco e su cosa ci aspetta, in attesa che il tour, già iniziato, li porti anche in Italia e di poterli ascoltare dal vivo.

Alfabeto Runico è il vostro primo album, emerge subito una grande sintonia, un’armonia di suoni e di intenti. Come sono nati gli Alfabeto Runico, suonavate già insieme? Qual è il percorso che vi ha portato alla nascita del disco omonimo?
Alfabeto Runico nasce due anni fa, a Foggia, quando decidiamo, nel periodo di Natale, di ritrovarci assieme sul palco. Per l’occasione c’era anche Stefano Pompilio, un terzo contrabbassista. La nostra è un’amicizia lunga, che dura da più di 15 anni. Ci siamo conosciuti a Foggia, ai tempi frequentavamo il Conservatorio assieme, studiavamo il Giovedì la quarta di Beethoven e la sera facevamo jam session e andavamo in giro per concerti. Abbiamo sempre suonato qualunque genere musicale, esplorato, ognuno per conto suo ed insieme, la musica folk, quella che si suona per strada, quella che si tramanda oralmente, e, in Conservatorio, quella colta, cercando di renderla nostra, di avvicinarla al nostro tempo.
Poi siamo partiti, ognuno ha preso la sua strada. Nicola si è diplomato in contrabbasso con Rino Zurzolo, storico bassista di Pino Daniele, poi si è trasferito in Olanda.
Andrea ha finito il Conservatorio a Trieste, dove vive ancora, e Marta è a Parigi.
Ci siamo ritrovati, dopo anni, ed è stato tutto così naturale e familiare. Come se non ci fossimo mai lasciati. Abbiamo messo su un programma da concerto di un’ora e mezza, con i brani tradizionali che conoscevamo già e che avevamo voglia di riarrangiare, e alcune canzoni di Marta, che hanno vestito un abito nuovo. E dopo due anni di concerti in Francia e in Italia è nata l’idea di registrare un disco fedele al nostro live, come se l’ascoltatore fosse lì con noi, in quella splendida Chiesa del ‘600, nel cuore del Quartiere Sanità.

Il disco è uscito a marzo, come sono andati questi primi due mesi? Che riscontri state avendo?
I riscontri sono molto positivi, ci arrivano parole d’amore da gente che ascolta il disco tutte le mattine, che conosce le canzoni a memoria, che non vede l’ora di vederci dal vivo!

A giugno la tournée, in gran parte in Francia, prevedete date italiane?
A Giugno il tour è cominciato a Zurigo, poi in Francia e l’ultima data a Genova, nella Chiesa di Santa Maria in Passione, a Genova.
Poi saremo, a fine Agosto, ospiti di Radicazioni, un festival incredibile ad Alessandria del Carretto, sul Pollino, in Calabria.

Vocazione popolare ma anche uno sguardo deciso verso un orizzonte internazionale, qual è il filo conduttore che percorre il vostro disco?
Il filo conduttore è raccontare una storia, che è la nostra, che è quella della terra da cui veniamo, che è fatta di feste e di malinconia, con la musica. E far si che la gente si emozioni, come facciamo noi, se non di più!

Il disco è nato come obiettivo o come punto di partenza di qualcosa che stavate già progettando? Intendo dire: con quali prospettive è nato il gruppo? Cosa immaginate dopo il primo disco?
Il disco è per noi la chiusura di un primo paragrafo e l’apertura di un capitolo. Con il disco alla mano, di cui siamo fieri, con una grafica incredibile, di Efisio Scanu, e una foto pazzesca (alle Saline di Margherita di Savoia) di Niki dell’Anno, possiamo ora permetterci di bussare alle porte di Festival più importanti. Possiamo avere una traccia del nostro lavoro, una traccia tangibile.
Il disco è in co-produzione con Apogeo Records e WildRatFilm, è stato registrato, masterizzato e missato da Rosario Emiro Acunto, che ha fatto un lavoro meraviglioso!
 Per noi ora lavora in Francia una neonata casa di produzione, la Podolica Production, che ci trova date.
Intorno ad un disco c’è tanta gente che ci lavora, tante energie che si mettono in moto, e più ci si mette in moto, più si avanza! E noi non vediamo l’ora di avanzare, di esplorare, di portare ovunque la nostra musica e di comporre nuovi pezzi per un secondo disco!

About the author

Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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