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Interviste

Alberto N.A. Turra, Intervista

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dai dodici anni d’età mi interessa studiare, in modo a volte vagamente schizoide, tutto quello che ha la forza di sollevarmi da terra.

A noi Alberto N.A. Turra ci è piaciuto talmente tanto che dopo aver recensito Filmworks, la sua ultima fatica discografica, lo abbiamo anche intervistato per approfondire molti dei temi della sua musica. Qui di seguito trovate questa bella chiacchierata intima sul suo mondo.

Ciao Alberto, puoi tracciare un tuo breve profilo artistico a beneficio dei lettori di SOund36 che ancora non ti conoscono?
Ciao SOund36! Nasco batterista intorno agli otto anni per poi, dai dodici, dedicarmi completamente alla chitarra non mi ricordo più perchè; da allora mi interessa studiare, in modo a volte vagamente schizoide, tutto quello che ha la forza di sollevarmi da terra. Credo sia questo il motivo per cui, essendo un omone di un certa mole, mi sono ritrovato negli anni in collaborazioni felicemente impegnative come quelle con Giovanni Venosta, Corleone di Roy Paci, Mamud Band, gli newyorkesi Shanir Blumenkranz e Brian Marsella, Kabikoff, Turbogolfer. Sul fronte cinematografico e teatrale gli incontri, come dichiarato nelle note di copertina, sono stati altrettanto intensi come per esempio quello con Filippo Timi, in questi giorni nelle sale di tutta Italia con il film Segantini-Ritorno alla Natura di Francesco Fei (uno dei due motivi scatenanti il disco Filmworks), Ago Panini, Alessandra Pescetta, Antonio Bocola, Giorgio Carella e Paolo Cognetti, Valeria Allievi e i messicani Daniel Arvizu e Sam Madrigal ( il loro film The Origins Of Music è il secondo monumentale motivo).

Come nasce la musica per il cinema e per il teatro? Componi direttamente in studio di registrazione o sviluppi i brani a casa dopo aver visto e studiato le immagini che dovranno essere commentate?
Il sogno di chiunque cerchi di fare musica con questa destinazione d’uso è quello di trovarsi il montaggio quasi definitivo di fronte e iniziare a suonare/comporre come i leggendari casi (tra i tanti) di Miles Davis su Ascensore Per Il Patibolo e di Neil Young su Dead Man (in questo caso pare che Neil Young si sia posizionato al centro di un grande cerchio di schermi televisivi e abbia iniziato a suonare bombardato dalle immagini del film…tribal spiritual punk). Detto questo le realtà produttive spesso non concedono questi privilegi e nel migliore dei casi il lavoro di montaggio video e il lavoro di composizione procedono in parallelo attraverso un fitto scambio con il regista che, se musicalmente informato e sensibile, può risultare profondamente produttivo e interessante. In questo senso per ora ho avuto degli incontri molto fortunati. Normalmente cerco di arrivare in studio con le idee molto chiare, quindi precedentemente scrivo a casa nel modo più dettagliato possibile, mi confronto con l’amico fraterno collaboratore/orchestratore Ivan Lo Giusto e procedendo per tentativi insieme al regista consegniamo i momenti musicali necessari alle fasi del film.

Hai incontrato difficoltà a compilare Filmworks, raccolta che presumibilmente si basa su criteri di scelta antologici?
E’ stato moderatamente faticoso (anche se nelle note di copertina dichiaro essere stato un incubo, diciamo che pensavo peggio) perchè ad un certo punto durante la selezione ho capito che dovevo svincolarmi dal criterio antologico e, come sempre faccio in effetti, fottermene a favore di un criterio doverosamente estetico/edonistico: mi sono sforzato quindi di cercare e immaginare un piacere nell’ascolto di “tutto” il disco (la mia generazione è forse l’ultima ad aver ricevuto l’imprinting di questo vizio/virtù) e quindi chiedermi “che brano vorrei ascoltare dopo quello che ho appena ascoltato?”. A giudicare dai primi feedback sembra ci abbia preso.

Puoi spiegarci quali sono, in concreto, le differenze tra la composizione musicale libera e quella, diciamo così, stimolata dalla richiesta di altri soggetti (filmmakers, registi teatrali, etc.)?
La composizione è sempre a soggetto anche nei casi ferocemente autoreferenziali tipo The Shape Of Jazz To Come di Ornette Coleman (mai titolo fu più meravigliosamente altezzoso) o Led Zeppelin II (quando titoli i tuoi album numerandoli il narcisismo è totale), si tratta semplicemente di affiliarsi sugli argomenti/mondi/demoni/nevrosi/visioni da raccontare. Per quanto mi riguarda quindi non c’è nessuna differenza perchè le differenze se ci sono selezionano all’origine la collaborazione: non vengo chiamato da registi o musicisti che intuiscono una sensibilità e visione distante dalla loro e viceversa. In concreto le differenze riguardano soltanto l’ascolto: in un caso ascolti le vocine nella tua testa, in un altro ascolti anche quelle fuori dalla tua testa, il che spesso è salutare, molto salutare.

Una domanda da appassionato di chitarre: quali sono gli strumenti che preferisci e di cui ti servi più frequentemente? Quali le chitarre e gli effetti utilizzati in Filmworks?
C’è un aspetto del mio parco chitarre per cui alcuni amici mi considerano ormai un ritardato: ho soltanto telecaster, fender e non (BlackBeard Guitar e Rebelot Guitar sono i costruttori), per cui ti sarebbe più utile sapere che pick up monto su ognuna e da che legni sono ricavate ma la cosa diventerebbe noiosissima per il 99% dei lettori, sarebbe meglio vederci noi due :))) Timbricamente ecco gli ampli e gli stompboxes responsabili del mio suono: minimoog murf, strymon el capistan, turborat, electroharmonix superego e pulsar, flashback digital delay, ditto, crybaby and more. Ampli: mesa boogie subway rocket, orange ad 30, mesa boogie studio caliber 22, fender bassman. Devo dire che però quando mi chiamano per un film spero tanto ci sia la disponibilità ad una scrittura che preveda l’uso di archi, ottoni, ance, legni, percussioni e una persona reale corrispondente ad ogni strumento. Ogni tanto è accaduto. In fase di scrittura mi sono più che sufficienti un microcube, una tele, un cajon (o darbouka). Un pò ritardato lo sono, lo so.

Porterai le musiche di Filmworks anche in concerto?
Sì! Le porterò in tour in solo però, a conferma del ritardo di cui sopra. A brevissimo verranno comunicate le prime date. A parte gli scherzi non mi sarebbe stato possibile fare altrimenti considerando che tutti i musicisti coinvolti nel disco (e nell’arco di 15 anni quindi) risulterebbero essere intorno alla trentina.

About the author

Giovanni Graziano Manca

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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