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Recensioni

Ace Hood – Trials & Tribulations

Annalisa Nicastro

progetto solido e meritevole di lodi per aver badato all’estetica restando fedele all’intento di affrontare temi profondamente intimi e personali, cosa ben rara oggigiorno.

Basandosi sui meri dati discografici (4 album complessivi e un contratto con la Cash Money siglato nel 2012), Ace Hood andrebbe già considerato come un artista completo e affermato, dotato di una solida fanbase nonché di uno stile ed un’estetica propri. Trials & Tribulations è stato a lungo anticipato come l’album della sua definitiva consacrazione: tuttavia, per quanto apprezzabile e coeso possa essere, si tratta di un lavoro che mostra l’ancora non raggiunta completezza artistica di Ace.
Concettualmente, si tratta di un lavoro ben diverso negli intenti da quelli dei suoi colleghi; le trite e ritrite autocelebrazioni e odi al lusso non abbondano come da routine, ma bensì lasciano spazio a veementi sfoghi, la cui intensità lascia intendere un possibile uso terapeutico della scrittura, dati i recenti lutti familiari (nonna e figlia neonata).
La title track è un perfetto esempio di questo filone tematico: una strumentale vestita di un unico synth che pare rimbalzare per una stanza vuota e spoglia, con 808 e bassi poderosi che dettano un ritmo forsennato al quale Ace si adatta senza perder mai fiato, guardando indietro, con ira e risentimento, alle tragedie personali già citate.
I momenti più brillanti e apprezzabili dell’album giungono quando il rapper di Port St. Lucie si concede all’ascoltatore, alternandosi tra dediche affettuose e momenti di forte coscienza sociale. “Another Statistic” e “Fuck Da World” sono due lettere aperte, colme di angoscia ma anche di forti condanne verso i recenti atti di violenza negli USA, con menzione speciale per l’omicidio del giovanissimo Trayvon Martin, caso conclusosi con l’assoluzione dell’assassino che ha indignato l’intera comunità nera americana e non solo. Entrambe queste tracce sono cupe ma muscolari (Young Chop imbastisce una vera e propria messa nera in “Fuck Da World”), mentre le dolci dediche alla compagna e alla madre in “Rider” e “Mama” sono soavi, educate e morbide, nonché graziate dall’ispiratissimo cantato di Chris Brown e Betty Wright.
Sembrerebbe, fin qui, un successo preannunciato. Eppure, nei momenti in cui è atteso il salto di qualità, il protagonista si mostra opaco e carente in carisma. Quando i pezzi da novanta entrano in scena, Ace Hood diventa comprimario nel proprio disco.
In “Before The Rollie”, tutto quel che riesce a fare è cercare di emulare l’energia e l’intensità di Meek Mill, mentre in “We Outchea” riesce addirittura a farsi oscurare da Lil Wayne, uno che ha pubblicamente confessato di non aver più alcun interesse nel dedicarsi al rap. Anche la sua più grande hit, “Bugatti”, fresca di platino, lo vede soccombere alla presenza scenica di Future e Rick Ross.
Nei tre pezzi più attesi dell’intero album, è arduo ricordare una sola barra di Ace rispetto a quelle altrui (per quanto non esaltanti): per un rapper con ambizioni di altissima classifica questo è, innegabilmente, un enorme problema.
Lacune carismatiche (su cui sicuramente migliorerà) a parte, T&T gode, oltre ai lucidi momenti di singola introspezione di Ace Hood, di un’ampia e curata selezione di beat, offerti dai migliori produttori del momento. “The Come Up” e “Hope” sono eleganti e old-fashioned, guidati da lente e posate melodie di piano, mentre l’autocelebrativa “We Them Niggas” ipnotizza con la circolarità dei suoi synth, percussioni potenti e l’ormai di uso comune filtro per ovattare il suono, a creare transizione per l’incombente inciso (vecchia feticcia dance recentemente rispolverata in chiave hip-hop).
Non si può discutere Ace Hood in quanto rapper. La sua energia e le sue doti liriche sono apprezzabilissime, così come il suo migliorato fiuto nella beat selection. Le più grosse crepe del progetto, che gli impediscono ancora di esprimere appieno il suo potenziale, sono a livello carismatico: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, e al quarto album è inammissibile non esser padroni del proprio territorio al 100%.
Trials & Tribulations è comunque un progetto solido e meritevole di lodi per aver badato all’estetica restando fedele all’intento di affrontare temi profondamente intimi e personali, cosa ben rara oggigiorno. E il differenziarsi dal resto della massa, nella scalata al vertice, è una carta che è obbligatorio giocarsi. Magari nel prossimo album.

Patrizio Corda

“Trials & Tribulations”

“Bugatti” (Feat. Future & Rick Ross)

Ace Hood
Trials & Tribulations

Tipo: Album
Label: We The Best, Cash Money
Tracce: 19

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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