La soffitta Recensioni

A To Austr

Fortunato Mannino

La storia che Vi propongo in questo articolo è quella di un’idea, o forse sarebbe più giusto parlare, di un ideale. Ovvero dare la possibilità agli artisti di esprimere il proprio estro a prescindere da quelle che sono le logiche di mercato. Uno dei primi che intuì la necessità di creare un’etichetta indipendente per dar voce, non solo alle sua idee musicali, ma anche a tutti quegli artisti che desideravano esprimersi senza condizionamenti / compromessi fu Mike Levon. Nel 1966, con un gruppo di amici, fonda la Holyground Records. L’idea funzionò anche perché il prodotto finale ha delle particolarità che lo rendono unico: tiratura bassa, qualità sonora eccellente, confezione curata. A conferma di quanto detto il fatto che l’etichetta, nonostante le difficoltà, è ancora attiva e….per chi ama scoprire nuovi artisti e allo stesso tempo assicurarsi un pezzo da collezione l’indirizzo è questo http://www.holyground.co.uk/.
Uno dei primi Lp registrati vede come protagonista proprio Levon con il gruppo A to Austr. Inutile dire che l’edizione originale uscita in 99 copie ha prezzi da capogiro. Decisamente più utile segnalare la ristampa della ANAZITISI. Stampata in 500 copie (300 vinile nero 200 vinile colorato) è molto simile all’edizione originale ed è la prima di una serie ristampe dedicate al lavoro della Holyground Records. Doveroso segnalare che, in generale, le edizioni in CD contengono delle bonus tracks. A Voi, come sempre, la scelta finale.
Entriamo ora nei dettagli di un LP dove tutto, dico tutto, ha una sua storia…particolare.
Cominciamo dal nome. Apparentemente insensato, non è altro che l’indice delle voci contenute nel primo volume dell’enciclopedia britannica. Il nome fu scelto da Chris Coombs leader con Leavon del gruppo. Racconta che la sua stanza era piena di libri e che scelse quel nome per fare onore a quei saggi che avevano sempre dato una risposta alle sue curiosità. Anche la copertina ha una storia da raccontare…una storia creata ad arte che richiama sia la scelta del nome della casa discografica (Holyground tradotto Sacro Graal), sia i temi di alcune canzoni dell’album. Durante gli scatti fotografici che avrebbero, poi, costituito il punto di partenza per la realizzazione della copertina (a proposito si tratta di una serigrafia su carta bronzea e, come detto, ne furono stampate solo 99 copie) si sarebbe materializzato il Sacro Graal! Dove? Come?…Beh!…Le parole, in questi casi, devono lasciare obbligatoriamente il posto all’immagine…il sito è sempre lo stesso…giudicate Voi!…
La musica. Diciamo subito che si tratta di album per veri appassionati. Il sound è quanto di più bizzarro abbia mai sentito. Immaginate di combinare in un unico disco sonorità che vanno dal folk psichedelico ai canti di guerra hawaiani, passando da sonorità orientali a quelle più tipicamente Rock and Roll, e ancora, da sonorità anni ’20 a sonorità sperimentali! Immaginate 17 musicisti (7 fissi 10 session-man) che lavorano allo stesso Lp! 17 musicisti liberi di pensare e di esprimersi e…questo è A to Austr!
L’album si apre con la romantica Bird. Atmosfere lievi e delicate caratterizzano questo brano che al suo interno contiene, un’inaspettata quanto gradevole, escursione nel…charleston! Si prosegue con due pezzi, per così dire, canonici Judi e Mini. La prima richiama alla mente atmosfere beatlesiane, la seconda è un rock’n’roll ma, anche in questo caso i Beatles…! Breve intermezzo orientaleggiante e…ci ritroviamo nelle atmosfere proto-prog di Thumbquake & Earthscrew. Il testo, breve e simbolico, richiama le vicende arturiane mentre la musica colora atmosfere sinistre. L’ultimo brano che Vi segnalo, prima di lasciare a Voi la scoperta di un Lp davvero unico nel suo non genere, è It’s Alright (che potete ascoltare qui di seguito). È il brano che racchiude l’anima hippie del gruppo. È l’invito a non lasciarsi trasportare dalla frenesia della società, a fermarsi, a guardare il mondo che filtra dalle fessure delle persiane quando ancora si è a letto e assaporare le sensazioni dimenticando, anche se per breve tempo, i problemi che il quotidiano ci offre. Ritmo classico: chitarra, tamburello…ma anche tanta, tanta psichedelia.

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