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Sound&Vision

40 Fingers @ Teatro Bobbio, Trieste

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

La matematica ci può insegnare la natura delle cose, mentre i 40 Fingers ci insegnano l’immensa intensità di quell’irrazionale razionalismo chiamato Musica.

Cinque per due dieci, dieci per quattro, quaranta.
Sei per quattro ventiquattro.
Quindi sul palco del Teatro Orazio Bobbio di Trieste contiamo ben quaranta dita per ventiquattro corde di chitarra. La matematica ci può insegnare la natura delle cose e le meraviglie dell’universo, mentre i 40 Fingers ci insegnano l’immensa intensità di quell’irrazionale razionalismo chiamato Musica. Quartetto di chitarre formatosi nella bohéme confortevole del capoluogo Giuliano, è espressione magnifica di quanto un gruppo “da camera” – così classico, così tradizionale – possa ideare melodie moderne, alternative e polimorfiche.
La vuota oscurità del palcoscenico viene presto arginata dal pizzichio delle dita sulle corde e dal lento fruscio di luci, metafora della giustapposizione dell’Arte che trionfa sullo spazio negativo. Le melodie mutano in una risacca di pensieri, una ponderata e invincibile visita guidata nell’animo creativo dei musicisti, che riescono a sintetizzare l’espressione vocale unicamente tramite l’utilizzo dell’esecuzione strumentale.
Questo concerto, organizzato da Good Vibrations, ha una peculiarità: portare lo spettatore nell’introspezione armonica degli Artisti, in quel solido e novello connubio tra ciò che è classico e ciò che appartiene al presente. L’esperienza individuale dei 40 Fingers è poliedrica: Emanuele Grafitti concilia virtuosismo e velocità con la vasta conoscenza dello strumento; Matteo Brenci è un delicato costruttore di melodie; Marco Steffè è l’essenziale e raffinato ritmo del gruppo; Andrea Vittori cesella abbellimenti e impreziosisce la cadenza musicale.
Così il pubblico vibra, avvolto da frequenze sonore intime e soverchianti; si commuove e distilla felicità, strillando muto di fronte ai fraseggi dei musicisti. Ad ogni canzone, applausi e incitamenti. I 40 Fingers accendono lo spettatore con la loro esperienza, la loro simpatia e la loro bontà.
Dopo un’impressionante scaletta composta da canzoni originali – diari di vita e viaggi – c’è spazio anche per alcune cover. Una di queste è Bohemian Rhapsody (versione premiata e menzionata dai Queen sul loro sito ufficiale), eseguita con dolce brio. Si passa a Vivaldi, compositore affine al territorio e dimostrazione di quanto la musica classica possa essere resa interessante anche di fronte alla contemporaneità. Magistrale, divertente e solenne l’arrangiamento della Marcia Imperiale di Guerre Stellari; percepiamo così un risveglio della Forza, ci piace pensare a Lord Vader che ci osserva severo e immobile. Infine un piacevole omaggio ai Beatles, con la tenera immediatezza di Hey Jude.
Si conclude così una serata unica nella pigra città di mare accoccolata sul suo bel Golfo. I 40 Fingers sono la certezza di un domani musicale sempre colmo di originalità e indipendenza, promessa di divertimento e gioia, introspezione, voglia di stare assieme; candido desiderio di vivere la Musica per ciò che è: requisito essenziale dell’Uomo per sciacquare la propria malinconia e affrontare il domani con leggerezza e autenticità.
Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello.

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